16 Agosto 2026, domenica
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Identità, nazione ed economia: una lettura critica della contemporaneità

Attraverso una riflessione storico-sociale, il testo indaga la dissoluzione delle categorie identitarie tradizionali e il loro riassorbimento in strutture sovranazionali ed economiche che ridefiniscono i criteri di inclusione e differenziazione.

A cura di Gilberto Borzini

È ancora legittimo e sensato discorrere di Identità e “altruità” nella società postmoderna? Se l’identità individuale è argomento scivoloso e sottile che dire poi di quella nazionale, sempre che di nazioni oggi si possa ancora parlare.

Nel corso dei decenni trascorsi ho sempre invidiato la capacità del burocrate di affermare quell’identità individuale che allo psicologo sfugge essendo l’identità personale, la consapevolezza di sé e l’autoaffermazione, elementi particolarmente impalpabili e genericamente ignoti persino ai medesimi soggetti che non sanno rispondere alla semplice domanda “chi sei?”, se non elencando, appunto, i termini identificativi burocratici o curriculari.

Sfuggono gli elementi caratteriali, attitudinali, le qualità relazionali e affettive che definiscono la personalità, a sua volta sempre in corso di modifica nell’adattamento ai tempi che evolvono con noi.

Insomma, se l’identità individuale è argomento scivoloso e sottile che dire poi di quella nazionale, sempre che di nazioni oggi si possa ancora parlare.

Nazione non è Stato. Stato è l’insieme normativo e organizzativo, mentre la nazione raccoglie il sedime culturale e popolare, linguistico in primo luogo e poi artistico nelle varie sfumature, che si contiene all’interno di un determinato spazio geografico e fisico, tanto che all’Unità d’Italia i deputati emiliani non si comprendevano con i piemontesi e nel secondo dopoguerra il razzismo del nord industriale si affermava sui chiedenti lavoro che risalivano la penisola all’insegna di “non si affitta ai napoli” esibita sui portoni condominiali.

L’Italia è Stato, ma brulichio di campanili e minime nazioni.

Con la TV si affermò qualcosa di simile alla Nazione e alla lingua comune, quella che sotto naja si diceva “parla tricolore”, e con la Rete si appartiene al mondo, si parla una lingua franca mentre lo Stato cede sempre più rilevanti argomenti al MetaStato Europa che faticosamente articola vagiti per confrontarsi con un mondo più attrezzato e definito.

Accade all’individuo di stemperare la propria individualità nelle manifestazioni di massa, negli stadi, nei cortei, nelle proteste: la coscienza soggettiva si ricompone in un “io collettivo” che agisce, urla, inneggia, marcia, corre, lotta. L’Io soggettivo si riduce quando per necessità il collettivo si manifesta e lo stesso fenomeno avviene per Nazioni e Stati, la cui originaria soggettività identificativa si stempera in dimensioni maggiori e a maggiore articolazione rese necessarie dall’economia, dalla competizione, dalla sopravvivenza delle organizzazioni, e la dimensione MetaNazionale europea è oggi essenziale alla sopravvivenza delle dimensioni in quella incluse, delle singole, antiche e superate Nazioni racchiuse in angusti confini a rappresentare ancor più limitati interessi.

Nell’economia individuale il corpo si adatta e cresce e sviluppa competenze in funzione dell’ambiente e delle relazioni, e il medesimo cambiamento avviene nelle collettività che evolvono e mutano in funzione dell’economia necessaria, perché è sempre l’economia che regge la società, che forma le organizzazioni, che genera la politica e sviluppa la cultura.

L’altruità, interpretata nelle società minime  e nelle economie minime del passato come pericolo e diversità, segregata come gli emigranti italiani dei primi del novecento o sacrificati come agnelli da macello nel Belgio del carbone negli anni della mia infanzia, perenni stranieri per il loro non candido biancore cutaneo, si ridefinisce in necessità produttiva, di rapporto economico, di compensazione demografica, di rendicontazione erariale e attribuisce valore individuale nel palese contesto economico, affermando secondarie le caratteristiche soggettive e psicologiche.

Nella società Post Moderna in cui siamo immersi l’elemento distintivo e soggettivo è affermato nella capacità di spesa, nell’economia prodotta, nella manifestazione del proprio raggiunto status di consumo.

La società Post Moderna in cui viviamo è pura espressione del nuovo capitale, vive di produzione eccessiva e di consumi superflui e dell’esibizione instagrammatica dei consumi operati. Oggettivizza tutto e chiunque, rende ciascuno merce agli occhi altrui e come merce si viene valutati in funzione di parametri oggettivizzati dell’estetica, dell’apparire e del consumo in un mercato in cui tutti compriamo relazioni temporanee e ognuno vende se stesso esibendo ciò che ritiene essere la parte più appetibile di sé.

In questa società post moderna hanno perduto senso e valore termini un tempo necessari e coerenti con le rispettive economie e nella sfrenata competizione mercatale dove ognuno è disponibile e ciascuno compra in misura coerente con le proprie disponibilità solo l’economia assume rilevanza e a maggiore forza economica d’insieme, comunque definita, corrisponde autorevolezza e forza collettiva.

In questo gioco l’altruità può essere attribuita all’economia concorrente, non certo all’individuo partecipante il nostro collettivo.

Partecipante, appunto, e come tale partecipe delle regole del gioco, regole essenziali perché senza regola non c’è gioco. Solo la condivisione delle regole, quindi, definisce identità o altruità.

Tutto il resto o è menzogna o speranza di un regredire economico potenzialmente distruttivo.

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