12 Agosto 2026, mercoledì
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Legge elettorale, la Camera approva la riforma: la maggioranza esulta, le opposizioni attaccano. Ora la sfida passa al Senato

Via libera con 217 sì, 152 no e due astensioni al nuovo sistema di voto. Montecitorio si infiamma dopo il voto segreto: cartelli e proteste contro il provvedimento. Schlein: “Cambiate pure la legge, vi manderemo a casa comunque”

La nuova legge elettorale supera il primo ostacolo parlamentare e accende lo scontro politico. La Camera ha approvato il provvedimento con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astensioni, al termine di una votazione segreta che ha trasformato Montecitorio in un’arena di confronto tra maggioranza e opposizione. Ora la riforma approda al Senato, dove sarà chiamata a un nuovo passaggio decisivo.

Il voto ha certificato la compattezza della maggioranza di governo, ma ha anche provocato una dura reazione nei banchi dell’opposizione. Subito dopo la proclamazione del risultato, alcuni deputati del centrosinistra hanno esposto cartelli polemici con messaggi contro la riforma: “Meloni ha fallito”, “La maggioranza non esiste più, a casa”, “Legge truffa”, “Legge incostituzionale”. Una protesta durata pochi minuti ma sufficiente a fotografare il clima incandescente che accompagna una delle riforme istituzionali più delicate della legislatura.

La difesa della maggioranza: “Serve stabilità”

A difendere il provvedimento è stato il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, protagonista anche di un acceso confronto in Aula durante le dichiarazioni di voto. Rivolgendosi alle opposizioni, Donzelli ha respinto le accuse di una legge costruita per favorire il governo in carica e ha rilanciato il tema della governabilità.

“Vergognatevi – ha attaccato – se avevate il coraggio di difendere le preferenze, portavate gli emendamenti in Aula e sarebbero passati”. Secondo il parlamentare di FdI, il nuovo sistema permetterebbe di evitare stagioni di instabilità politica: “Se passerà questa legge avrà vinto l’Italia perché non staremo, come accaduto nella scorsa legislatura, 90 giorni senza un governo”.

Per Donzelli il Paese non può permettersi esecutivi fragili e maggioranze costrette a vivere in una continua campagna elettorale. “Non possiamo permetterci partiti impegnati soltanto a distribuire mancette, superbonus e cotillon”, ha dichiarato, rivendicando la necessità di un Parlamento capace di sostenere governi più solidi.

Il deputato della maggioranza ha poi respinto l’accusa secondo cui la riforma sarebbe stata pensata per garantire un vantaggio personale alla premier Giorgia Meloni: “Non c’è alcun premio di maggioranza spropositato, non c’è nessun quorum di garanzia messo a rischio. Questa è una legge che consente un Parlamento forte ed è una legge di democrazia”.

Schlein all’attacco: “Cambiate pure la legge, vinceremo comunque”

Di segno opposto la posizione delle opposizioni, sintetizzata dall’intervento della segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che ha definito la riforma “pessima” e ha accusato il governo di non concentrarsi sulle emergenze reali del Paese.

“La destra non si occupa dei problemi degli italiani – ha detto la leader dem – ma ci penseremo noi. Potete anche cambiare questa legge, noi lavoreremo per vincere con i nostri alleati con qualunque sistema di voto per mandarvi a casa e dare finalmente all’Italia il governo che merita”.

Schlein ha quindi rivendicato l’agenda politica del centrosinistra, citando alcune delle battaglie prioritarie dell’opposizione: salario minimo, congedo paritario, rafforzamento della sanità pubblica con nuove assunzioni di medici e infermieri. Nel mirino anche il tema delle liste bloccate, che secondo la segretaria dem limiterebbero il rapporto tra cittadini ed eletti.

“Avete mandato nella palude queste proposte perché non avete avuto neanche il coraggio di votare contro”, ha concluso Schlein rivolgendosi alla maggioranza.

Una riforma destinata a dividere il Parlamento

Il via libera della Camera apre ora una nuova fase del confronto politico. La legge elettorale, da sempre terreno di scontro tra esigenze di rappresentanza e necessità di stabilità, torna al centro del dibattito nazionale.

Per la maggioranza il nuovo sistema rappresenta uno strumento per garantire governi più duraturi e una maggiore chiarezza del mandato popolare. Per le opposizioni, invece, rischia di ridurre il pluralismo e rafforzare il controllo dei vertici dei partiti sulla scelta dei parlamentari.

Il passaggio al Senato sarà dunque il prossimo banco di prova. Una partita istituzionale che si intreccia inevitabilmente con quella politica: perché, al di là delle regole del voto, in gioco resta la sfida più grande, quella per la guida del Paese nella prossima legislatura.

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