24 Settembre 2026, giovedì
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Mirafiori ed Electrolux, l’allarme di Appendino: «La crisi industriale non si può nascondere»

Dalla storica fabbrica torinese alla vertenza Electrolux, la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino attacca governo e imprese. «Servono investimenti, nuovi modelli e una politica industriale vera. La Patria si difende nelle fabbriche, non nei comizi».

La crisi dell’industria italiana torna a concentrarsi nei luoghi simbolo della manifattura nazionale. Da una parte Mirafiori, lo stabilimento torinese che da decenni rappresenta una delle grandi capitali dell’automobile italiana. Dall’altra gli stabilimenti Electrolux, alle prese con un piano che mette a rischio migliaia di posti di lavoro e riaccende il confronto sul futuro della produzione nel Paese.

È su questo terreno che interviene Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, con due prese di posizione che mettono nel mirino tanto le strategie industriali delle aziende quanto l’azione del governo.

Sul caso Stellantis, Appendino definisce i 19 anni consecutivi di cassa integrazione a Mirafiori «un’agonia lenta e programmata». La nuova fase di fermate produttive, secondo la parlamentare, sarebbe l’ennesimo segnale di una difficoltà strutturale che non può essere affrontata soltanto attraverso la gestione degli ammortizzatori sociali.

La situazione evocata dalla deputata è quella di una fabbrica che continua a fare i conti con periodi di sospensione dell’attività. Appendino richiama in particolare le due settimane di stop completo alla carrozzeria, il coinvolgimento delle presse e l’incertezza sul rinnovo dei contratti per circa 400 lavoratori interinali.

Il nodo, nella sua lettura, non riguarda soltanto i volumi produttivi del momento, ma soprattutto l’assenza di una prospettiva industriale capace di garantire un futuro allo stabilimento torinese.

«Un solo modello non basta», sostiene Appendino, indicando nella 500 elettrica una risorsa importante ma insufficiente a garantire da sola la continuità produttiva di Mirafiori. Da qui la richiesta di nuovi modelli, nuovi investimenti e di una strategia industriale di lungo periodo.

La deputata contesta inoltre quella che definisce una distanza tra gli annunci dell’azienda e i risultati effettivamente raggiunti. Nel mirino finisce anche il governo, accusato di mantenere un atteggiamento troppo prudente di fronte alle difficoltà del comparto automobilistico.

Il caso Mirafiori, dunque, diventa nella denuncia di Appendino il simbolo di una questione più ampia: quanto può reggere una grande industria automobilistica se la produzione resta affidata a pochi modelli e se gli investimenti non garantiscono una prospettiva sufficientemente solida per occupazione e indotto?

Electrolux, lo scontro si sposta sul governo

La seconda vertenza evocata da Appendino riguarda Electrolux, dove la partita assume dimensioni nazionali. La parlamentare chiede che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferisca sulla situazione prima del tavolo previsto per il 5 ottobre e critica l’assenza del governo, a suo giudizio, nei momenti più delicati della vertenza.

Appendino ricorda in particolare la mobilitazione del 15 settembre a Cerreto d’Esi, nelle Marche, dove si sono ritrovati lavoratori provenienti dagli stabilimenti Electrolux di diverse parti d’Italia.

La questione occupazionale è pesante: la deputata parla di 1.450 esuberi e della prospettiva di chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Numeri che, se confermati nell’ambito del piano aziendale e del confronto istituzionale, fotografano una fase particolarmente delicata per la presenza industriale del gruppo in Italia.

Il giudizio di Appendino sulla multinazionale è durissimo. Accusa Electrolux di avere beneficiato nel corso degli anni di risorse pubbliche, di avere distribuito dividendi e, contemporaneamente, di avere ridimensionato la propria presenza produttiva nel Paese. «Ha usato l’Italia come un bancomat», sostiene la deputata, sintetizzando così la sua contestazione alla strategia industriale del gruppo.

Ma il bersaglio politico principale resta il governo.

Appendino lega infatti la vicenda Electrolux a una questione più generale di politica industriale e mette in discussione il racconto di un’Italia economicamente in salute, richiamando invece il calo della produzione industriale e l’aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali.

Il passaggio più politico della sua denuncia riguarda il concetto stesso di Patria, spesso richiamato nel linguaggio del governo. Per Appendino, quella parola deve tradursi in una presenza concreta nei territori industriali in difficoltà.

«La Patria è Cerreto d’Esi, Porcia, Susegana, Forlì, Solaro», afferma, citando gli stabilimenti interessati dalle difficoltà del gruppo. E aggiunge che la Patria «sono quegli operai che per anni hanno mandato avanti il Paese e oggi lottano per il posto di lavoro».

Da qui l’appello diretto a Meloni: intervenire con Electrolux e chiarire che gli esuberi e la chiusura di uno stabilimento non possono essere considerati un esito inevitabile.

Due vertenze, una stessa domanda

Mirafiori ed Electrolux sono vicende industriali differenti, con dinamiche aziendali e produttive specifiche. Ma nella lettura proposta da Appendino finiscono per intrecciarsi attorno alla stessa domanda: quale ruolo vuole avere l’Italia nella manifattura europea e quali strumenti intende mettere in campo per difendere la propria capacità produttiva?

A Torino il tema è quello della continuità produttiva di uno degli stabilimenti più importanti della storia automobilistica italiana. Nel caso Electrolux, il confronto riguarda invece il futuro di diversi siti industriali e l’impatto occupazionale di un piano di riorganizzazione.

In entrambi i casi, però, il problema non si esaurisce nei numeri della cassa integrazione o degli esuberi. Dietro ogni fermata produttiva ci sono filiere, lavoratori, famiglie e territori che dipendono dalla permanenza dell’attività industriale.

È proprio su questo terreno che Appendino chiede al governo di passare dalle dichiarazioni agli interventi concreti. Perché, nella sua impostazione, la politica industriale non può limitarsi a gestire le crisi quando esplodono, ma dovrebbe intervenire prima che una lunga sequenza di riduzioni produttive trasformi una difficoltà temporanea in un declino strutturale.

Il calendario delle prossime settimane sarà quindi decisivo per capire quale sarà l’esito delle due vertenze. A Mirafiori resta sul tavolo la necessità di assicurare una prospettiva produttiva credibile allo stabilimento. Per Electrolux, il confronto istituzionale dovrà misurarsi con il futuro dei siti italiani e con le conseguenze occupazionali del piano annunciato.

Due partite diverse, ma accomunate da un elemento: la fabbrica resta il luogo in cui le grandi promesse sulla politica industriale vengono inevitabilmente misurate.

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