A cura di Gilberto Borzini
LA RIFLESSIONE
Gli stadi sono pieni e le telecamere si soffermano su personaggi dello spettacolo chiamati a presenziare l’immenso sforzo prodotto dalla FIFA di sviluppare la passione calcistica e, soprattutto, i proventi derivanti dai contratti delle PayTv.
Così il Mondiale a cui non riusciamo a prendere parte presenta squadrette più o meno irrilevanti ma la cui partecipazione dovrebbe essere utile a solleticare l’amor patrio in nazioni in cui quello sport non è particolarmente rilevante, se per rilevanza intendiamo il gettito economico che produce.
Perché alla fine è di quattrini che si parla, non di sport.
Il Mondiale trans americano include USA e Canada, due popolose nazioni in cui il “soccer” non gode di particolare popolarità: lì vanno forte sport rapidi e aggressivi, il football americano, il baseball e il basket, attività rispetto alle quali il calcio assume le sembianze di un delicato minuetto o, peggio ancora, di una “manfrina”, antica danza del Monferrato talmente ripetitiva e monotona da definire altre attività altrettanto ripetitive e monotone.
Perché ogni partita sembra una partita di scacchi e degli scacchi ha tempistiche, tattiche e mosse.
I pedoni aprono agli alfieri che corrono sulla fase, questi passano ai cavalli che si incuneano, quindi arriva la regina che, in teoria, segna. Una noia infinita, in cui rispetto all’azione prevale la tattica con la vecchia regola aurea del “primo non prenderle” che fa schierare nove uomini in difesa e il resto chi lo sa, magari se gli arriva una palla…
Così per far quadrare i conti, o migliorare la situazione di cassa di uno sport che vive grazie alla TV e ai suoi diritti, si è ammazzato lo sport rendendolo insopportabile.
Si sono introdotte regole utili alla Pubblicità televisiva (le soste per idratazione a metà tempo incrementano le pause per gli Spot) e la presenza iperattiva del VAR anticipa la sostituzione dei fallaci arbitri umani definendo non solo i rigori e i fuori gioco ma anche i falli laterali, i corner e ogni altro aspetto del regolamento, così che entro pochi anni ogni incontro possa essere diretto da un Arbitro Artificiale che tutto vede, tutto sa e non sbaglia mai, impedendo al tifoso medio di prendersela con l’arbitro, capro espiatorio di ogni partita da che il calcio esiste.
Così abbiamo visto bruttissime partite giocate da assai poco talentuosi soggetti in uno sport che si avvia a diventare, come la politica, affermazione soggettiva, mitologia del personaggio, star system che dalle moltitudini aspiranti genera quei due o tre super eroi capaci di catalizzare l’attenzione delle masse. E quei super eroi, a loro volta, moltiplicano ingaggi e incassi, rendono visibile spot e pubblicità, generano interessi e moltiplicano i valori.
Intanto a bordo campo si moltiplicano le pubblicità di banche, di criptovalute e di scommesse online a definire la globalizzazione economica dell’impianto e la mondializzazione dei profitti basati sull’intrattenimento televisivo.
E pensare che una volta c’era anche lo sport…
