La fine del taglio sulle accise riaccende la corsa dei carburanti e riporta gli italiani davanti a un copione già visto: prezzi in aumento, pieno sempre più caro e proteste che si moltiplicano. A pochi giorni dallo stop alle agevolazioni fiscali, entrato in vigore il 3 luglio, benzina e diesel tornano a correre lungo tutta la rete nazionale, con punte che in autostrada superano nuovamente la soglia psicologica dei 2 euro al litro.
A fotografare l’andamento è il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che attraverso l’Osservatorio prezzi segnala un rialzo generalizzato. Sulla rete ordinaria, il prezzo medio in modalità self service si attesta a 1,844 euro al litro per la benzina, in crescita di 4,1 centesimi rispetto alle rilevazioni precedenti, mentre il gasolio raggiunge 1,925 euro al litro, con un incremento di 4,3 centesimi. Numeri che trovano conferma, e anzi si amplificano, lungo la rete autostradale: qui la benzina sfiora i 1,94 euro al litro, mentre il diesel supera la soglia dei 2 euro, attestandosi a 2,008 euro al litro.
Un ritorno sopra quota 2 euro che, più che simbolico, ha un peso concreto sulle tasche degli automobilisti. La dinamica dei rincari, infatti, si traduce immediatamente in un aumento del costo del pieno: bastano pochi giorni per registrare un aggravio medio di circa due euro su un rifornimento da 50 litri, con variazioni simili tra benzina e gasolio sia su rete urbana sia in autostrada.
Le associazioni dei consumatori non nascondono la loro preoccupazione e parlano apertamente di “stangata annunciata”. Secondo le stime del Codacons, il mancato rinnovo del taglio delle accise comporterà un esborso complessivo di circa 1,4 miliardi di euro l’anno per gli italiani, considerando i soli rifornimenti di carburante. Un conto che nasce da numeri imponenti: ogni giorno, sulla rete ordinaria, vengono venduti oltre 64 milioni di litri tra benzina e diesel. Applicando l’aumento legato alle accise, il costo aggiuntivo per gli automobilisti sfiora i 4 milioni di euro quotidiani, pari a circa 3,9 milioni, destinati a trasformarsi in oltre 1,42 miliardi su base annua.
Sulla stessa linea anche l’Unione Nazionale Consumatori, che punta il dito contro la scelta del governo di non prorogare lo sconto, definendola una misura che colpisce in modo diretto e indiscriminato. L’associazione evidenzia come i rincari fossero prevedibili e come il gasolio abbia rapidamente superato i 2 euro al litro in autostrada, tornando sopra 1,9 euro anche sulla rete ordinaria, mentre la benzina si riavvicina alle stesse soglie critiche.
Il tema, dunque, torna al centro del dibattito economico e politico, con effetti che rischiano di estendersi ben oltre il semplice costo del pieno. L’aumento dei carburanti, infatti, si riflette a catena su trasporti, logistica e prezzi al consumo, alimentando nuove pressioni inflazionistiche. In assenza di interventi correttivi, la sensazione diffusa è che la corsa dei prezzi possa proseguire, trasformando quello che oggi appare come un rialzo prevedibile in un problema strutturale per famiglie e imprese.
