Un doppio segnale, tra muscoli e diplomazia, arriva da Teheran nel pieno di una fase delicatissima degli equilibri internazionali. Da un lato, la rivendicazione di un ruolo diretto nella gestione dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale; dall’altro, l’apertura concreta di un canale negoziale con Washington che ha già prodotto un primo risultato: lo sblocco di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati.
A scandire la nuova postura iraniana è stato il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo quanto riportato dai media statali. “Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto di Hormuz non tornerà mai più a essere quella precedente alla guerra”, ha dichiarato, precisando tuttavia che “le norme internazionali saranno rispettate”. Un passaggio che lascia intravedere una strategia calibrata: riaffermare la sovranità senza rompere formalmente gli equilibri giuridici internazionali.
Il messaggio è chiaro: Teheran intende ridefinire i rapporti di forza in una delle aree più sensibili del pianeta. Dallo Stretto di Hormuz transita circa un quinto del petrolio mondiale, e ogni mutamento nella sua governance ha ripercussioni immediate sui mercati e sulla sicurezza energetica globale.
Parallelamente, sul fronte diplomatico si registra un passo in avanti nei rapporti con gli Stati Uniti. Lo stesso Ghalibaf ha confermato il raggiungimento di un accordo per lo sblocco di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani precedentemente congelati, una misura che rappresenta un primo segnale di distensione dopo anni di sanzioni e tensioni.
Non solo: l’Iran ha annunciato la creazione di gruppi di lavoro congiunti su due dossier chiave, il programma nucleare e il sistema delle sanzioni, nell’ambito dei negoziati in corso con Washington. I colloqui tecnici, svoltisi in Svizzera, si sono conclusi con esiti definiti “costruttivi”, lasciando aperta la porta a ulteriori sviluppi.
Sul versante opposto dell’Atlantico, tuttavia, il clima resta tutt’altro che disteso. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervenendo dallo Studio Ovale, ha attaccato duramente non solo l’Iran ma anche gli alleati europei, con un riferimento esplicito all’Italia. “Si è comportata molto male”, ha affermato, senza entrare nei dettagli, per poi allargare il fronte delle critiche: “Non ci sono stati per noi, e noi abbiamo speso miliardi di dollari per loro”.
Parole che riaccendono le tensioni transatlantiche e mostrano come, accanto ai timidi segnali di dialogo con Teheran, l’amministrazione americana mantenga un atteggiamento conflittuale nei confronti dei partner storici.
Il quadro che emerge è quello di una fase fluida e contraddittoria: da un lato, la possibilità di una de-escalation sul dossier iraniano; dall’altro, nuove frizioni tra alleati occidentali. In mezzo, lo Stretto di Hormuz, destinato ancora una volta a essere il baricentro di una partita geopolitica che coinvolge sicurezza, energia e potere globale.
