5 Agosto 2026, mercoledì
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Medio Oriente sull’orlo del punto di rottura: raid su Beirut mentre Trump accelera sull’intesa con Teheran

Israele colpisce Hezbollah in Libano, l’Iran minaccia ritorsioni e accusa Washington. Trump furioso con Netanyahu: “Ha complicato tutto, accordo rinviato di ore”

Il Medio Oriente torna a tremare sul filo di un equilibrio sempre più fragile, sospeso tra diplomazia e operazioni militari. Mentre Washington e Teheran si avvicinano alla possibile firma di un accordo strategico, Israele riaccende il fronte libanese con un raid mirato nella periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah. Un’azione che rischia di compromettere, o quantomeno rallentare, un negoziato già carico di tensioni.

A confermare la delicatezza del momento è lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che in un’intervista ad Axios ha dichiarato che l’intesa con l’Iran è ormai imminente: “Si firmerà oggi”, ha assicurato, pur ammettendo un inatteso slittamento. A causarlo, secondo il leader americano, sarebbe stata proprio la decisione del premier israeliano Benjamin Netanyahu di autorizzare l’attacco su Beirut. “Ha scombussolato tutto. Doveva succedere ora, invece è stato rimandato di qualche ora”, ha detto Trump, senza nascondere irritazione: “Ero furioso. Gliel’ho fatto sapere. Non ha giudizio”.

Sul terreno, intanto, il bilancio del raid è pesante: almeno tre morti e quindici feriti, secondo fonti locali. Netanyahu ha difeso l’operazione definendola una risposta diretta agli attacchi lanciati da Hezbollah contro il territorio israeliano. Una linea di fermezza che trova sponda nell’ala più radicale del governo: il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha esortato il premier a non arretrare, invitandolo pubblicamente a essere “forte e coraggioso”.

Dietro le quinte, però, si muove una diplomazia febbrile. Secondo la Cnn, negoziatori del Qatar sarebbero arrivati a Teheran per favorire la chiusura dell’accordo con gli Stati Uniti, segno che il dialogo non si è interrotto nonostante l’escalation militare. Resta tuttavia il nodo politico: l’Iran considera gli attacchi israeliani una linea rossa e guarda con crescente sospetto alla capacità — o alla volontà — di Washington di controllare il suo alleato.

Le reazioni da Teheran sono infatti durissime. L’esercito iraniano ha promesso che l’attacco “non resterà impunito”, mentre il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha parlato apertamente di una prova dell’inaffidabilità americana: “Gli Stati Uniti non sono disposti o non sono in grado di rispettare i propri impegni”.

A complicare ulteriormente il quadro, indiscrezioni riportate da Axios indicano che Israele avrebbe informato preventivamente il comando centrale statunitense (Centcom) poco prima dell’operazione. Un dettaglio che, se confermato, evidenzierebbe un coordinamento minimo ma non sufficiente a evitare frizioni politiche ai massimi livelli.

Il risultato è uno scenario ad altissima tensione, in cui ogni mossa militare rischia di riverberarsi direttamente sui tavoli negoziali. La corsa contro il tempo di Trump per siglare l’accordo con Teheran si intreccia così con le strategie di sicurezza israeliane e con la postura sempre più assertiva dell’Iran.

Il Medio Oriente si ritrova ancora una volta sospeso tra due traiettorie opposte: quella di una fragile distensione diplomatica e quella, ben più concreta, di una nuova escalation regionale.

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