Si accende nuovamente il confronto politico sul tema del femminicidio, terreno sempre più sensibile nel dibattito pubblico italiano. A innescare la polemica sono le dichiarazioni del generale Roberto Vannacci, duramente contestate da Roberta Mori, portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche.
“Ancora una volta Vannacci non perde occasione per mostrare la pochezza di un pensiero fondato su un machismo tanto tragicomico quanto pericoloso”, afferma Mori, che definisce le parole del generale “sbagliate e offensive”. Un attacco frontale che chiama in causa non solo il merito delle affermazioni, ma anche il loro impatto simbolico e culturale. Secondo l’esponente del Partito Democratico, simili dichiarazioni rappresentano un’offesa diretta “alle donne che hanno subito violenza, alle famiglie delle vittime e a chi ogni giorno è impegnato nel contrasto a un fenomeno drammaticamente reale”.
Al centro dello scontro, il significato stesso del termine “femminicidio”, spesso oggetto di controversie semantiche e politiche. Mori chiarisce: “Nessuno sostiene che la vita di una donna valga più di quella di un uomo. Il femminicidio non definisce il genere della vittima, ma il movente dell’omicidio”. Un movente che, sottolinea, affonda le proprie radici in dinamiche profonde e persistenti: l’incapacità di accettare un rifiuto, la difficoltà nella gestione delle emozioni, e una concezione distorta dell’identità maschile legata a controllo e possesso.
Per la portavoce dem, nominare il fenomeno non equivale a creare privilegi, bensì a renderlo visibile. “Dare un nome significa riconoscere, studiare e quindi prevenire”, insiste, evidenziando come la negazione della specificità della violenza maschile contro le donne rischi di oscurarne le cause strutturali. “Non sparirà ignorandola, né verranno meno le sue radici culturali, sociali e relazionali”.
Da qui, l’appello a mantenere alta l’attenzione e a rafforzare gli strumenti di contrasto: dallo studio delle cause alla costruzione di politiche efficaci di prevenzione, protezione e giustizia. Un terreno su cui, al di là delle divisioni politiche, resta aperta una sfida cruciale per la società italiana.
