16 Agosto 2026, domenica
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Pompei, riemerge la voce silenziosa degli animali: scoperto un equide nel panificio dei Casti Amanti

Nuovo ritrovamento negli scavi dell’antica città: lo scheletro di un animale da lavoro apre uno squarcio inedito sulla vita produttiva e sugli ultimi istanti prima dell’eruzione del 79 d.C.

Non solo uomini, non solo affreschi. A quasi duemila anni dall’eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. cancellò Pompei, la città continua a restituire frammenti di vita quotidiana capaci di ridefinire il racconto del passato. L’ultima scoperta arriva dal complesso dei Casti Amanti, uno dei cantieri più significativi attualmente in corso: qui è stato rinvenuto lo scheletro di un equide, probabilmente un cavallo o un asino, all’interno di un ambiente destinato alla lavorazione del pane.

Un ritrovamento che, nella sua apparente semplicità, aggiunge profondità alla comprensione del tessuto economico e sociale dell’antica Pompei. Il contesto è quello di una struttura produttiva sorprendentemente ben conservata: forno, magazzini, spazi di lavorazione e persino l’abitazione del proprietario emergono come in una fotografia cristallizzata nel tempo, offrendo uno spaccato vivido dell’organizzazione del lavoro poco prima della catastrofe.

Gli equidi, in questo scenario, non erano presenze marginali. Già in passato, nel grande panificio annesso alla domus, erano stati individuati altri animali impiegati per azionare le macine e trasportare il grano, ingranaggi indispensabili di una filiera produttiva fondamentale per la vita urbana. Ma questo nuovo esemplare racconta una storia diversa. Gli archeologi ipotizzano che l’animale possa essersi allontanato dalla stalla durante le fasi più convulse dell’eruzione, trovando la morte in uno spazio non abituale: un dettaglio che restituisce, con forza, il caos e la drammaticità di quelle ore.

La scoperta, pubblicata sull’E-journal degli Scavi di Pompei, è il frutto di un lavoro interdisciplinare che ha coinvolto archeologi e specialisti del Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico: archeozoologi, archeobotanici e antropologi stanno collaborando per ricostruire non solo l’identità dell’animale, ma anche il suo ruolo e le condizioni della sua morte. Al momento, la definizione prudente resta “equide”: le analisi sono ancora in corso e dovranno stabilire con certezza se si tratti di un cavallo, di un asino o di un altro animale della stessa famiglia.

Il complesso dei Casti Amanti, noto per l’affresco del cosiddetto “casto bacio” che gli dà il nome, si conferma così un laboratorio privilegiato per lo studio sistemico della vita antica. «È uno dei cantieri più importanti di Pompei – spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – perché conserva un’intera struttura produttiva, permettendoci di indagare le relazioni tra spazi, attività economiche, individui e animali».

Dopo la fase di scavo, ora è il tempo delle analisi. Gli studi di laboratorio potranno fornire informazioni preziose non solo sull’impiego dell’animale, ma anche sulle dinamiche dell’eruzione e sulle reazioni degli esseri viventi di fronte alla catastrofe. Ogni dettaglio – dalla posizione dello scheletro ai residui presenti nell’ambiente – diventa un indizio per ricostruire le ultime ore della città.

Pompei continua così a parlare, e lo fa anche attraverso le sue presenze più silenziose. Perché ogni reperto, umano o animale, custodisce una storia ancora da raccontare. E ogni scoperta contribuisce a restituire complessità e umanità a un mondo che, pur sepolto dalla cenere, non ha mai smesso di vivere nella memoria della storia.

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