16 Agosto 2026, domenica
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Massacrato in 17 sul binario della Certosa: 22enne ucciso a coltellate e lasciato tra i binari. Spunta l’ipotesi del rito di iniziazione

Aggressione di gruppo nella notte tra il 26 e il 27 maggio sul binario 6 della stazione Milano Certosa. La Procura ricostruisce un’esecuzione brutale con coltelli e cocci di bottiglia. Tra gli indagati anche un giovane italiano ancora irreperibile.

È una sequenza di violenza cieca e collettiva quella ricostruita dagli inquirenti per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, 22 anni, aggredito e ucciso nella notte tra il 26 e il 27 maggio sul binario 6 della stazione Milano Certosa. Un attacco in branco, consumato in pochi minuti ma con una ferocia tale da lasciare sul corpo della vittima almeno trenta ferite da arma bianca.

Secondo quanto contenuto nel decreto di fermo firmato dal pubblico ministero Elio Ramondini, il giovane sarebbe stato prima inseguito, poi accerchiato e infine colpito ripetutamente da un gruppo composto da 17 persone, tra cui cittadini italiani e sudamericani, descritti dagli investigatori vestiti di nero e in evidente assetto di aggressione coordinata. Le armi utilizzate sarebbero state coltelli e cocci di bottiglia, oltre a pietre e altri oggetti contundenti raccolti sul posto.

La dinamica, secondo la ricostruzione della Procura, si sarebbe sviluppata a partire da un primo contatto violento tra la vittima, il fratello e un amico, e il gruppo degli aggressori. Da lì la situazione sarebbe rapidamente degenerata: inseguimenti lungo l’area ferroviaria, urla in spagnolo e un fitto lancio di oggetti contro i tre giovani, fino alla caduta a terra di Ibarra Silvera. È in quel momento che si sarebbe consumata la fase più brutale dell’aggressione, con il 22enne colpito ripetutamente mentre era ormai a terra, incapace di difendersi.

Dopo l’assalto, il corpo della vittima sarebbe stato spostato dagli aggressori e gettato in un’intercapedine tra la banchina e la recinzione della stazione, in un tentativo di occultamento avvenuto, secondo gli atti, dopo le 22.15.

Gli investigatori stanno valutando anche il possibile legame tra il gruppo e le cosiddette “Latin Kings”, una delle più note gang di strada di origine latinoamericana con presenze documentate anche nelle periferie milanesi, tra Villapizzone, Cimiano e Lambrate. Non è tuttavia ancora chiaro se gli aggressori facessero effettivamente parte dell’organizzazione o se ne abbiano solo richiamato simboli e modalità operative. Tra le ipotesi al vaglio della Procura non viene esclusa quella di un possibile rito di iniziazione interno a dinamiche di gruppo criminale giovanile.

Sul fronte investigativo, il quadro degli indagati si compone al momento di otto persone, tutte residenti tra Milano e l’hinterland. Due risultano destinatarie di un decreto di fermo. Tra queste, Jefferson Smit Echevarra Verano, 19 anni, originario del Perù, che sarà interrogato domenica dalla giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla. Per lui la Procura ha chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare in carcere, contestando l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla partecipazione di più persone.

L’altro presunto responsabile dell’accoltellamento è un giovane italiano di 20 anni, con origini familiari peruviane, attualmente irreperibile e considerato in fuga. Le forze dell’ordine sono impegnate nelle ricerche.

Tra gli indagati compare anche il nome di un giovane trapper, Omar Jair Rey Cordova, 20 anni, conosciuto sui social come Reyomar o Yo-Rey. Secondo gli investigatori, sarebbe stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area ferroviaria e sarebbe stato riconosciuto anche da alcuni testimoni presenti durante le fasi concitate dell’aggressione.

La vicenda, ancora in fase di pieno sviluppo investigativo, delinea uno scenario di violenza di gruppo estrema, maturata in un contesto giovanile segnato da dinamiche opache, simboli di appartenenza e possibili escalation criminali. Un omicidio che, per modalità e numero dei partecipanti, gli inquirenti stanno ora cercando di inquadrare con precisione, anche per chiarire se dietro l’assalto si nasconda una logica organizzata o una deriva improvvisa di violenza urbana.

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