1 Giugno 2026, lunedì
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Banche e fabbriche, il doppio affondo del M5S: Appendino attacca il governo, in Piemonte cresce l’allarme Stellantis

Dalla polemica sulla nomina di Rasero alla guida della Banca di Asti alla crisi dell’automotive: i pentastellati incalzano Giorgetti e Cirio, chiedendo trasparenza e interventi concreti per lavoratori e territorio

Dalle istituzioni finanziarie ai cancelli delle fabbriche, il Movimento 5 Stelle alza il livello dello scontro politico e istituzionale, intrecciando due fronti che – nella lettura dei pentastellati – raccontano una stessa distanza: quella tra il potere e la realtà quotidiana dei cittadini.

A Montecitorio è la deputata Chiara Appendino a puntare il dito contro quella che definisce senza mezzi termini «un cortocircuito istituzionale palese». Nel mirino finisce la nomina del sindaco di Asti, Maurizio Rasero, alla guida della Banca di Asti. Un passaggio che, secondo l’ex sindaca di Torino, apre interrogativi pesanti sul piano dell’opportunità politica e del possibile conflitto d’interessi.

Appendino chiede un intervento diretto del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sollecitando un’informativa urgente alla Camera. «Serve un’operazione verità», incalza, lasciando però trapelare scetticismo sulla volontà del governo di fare chiarezza. La critica si allarga rapidamente dal caso specifico a un’accusa più generale: «Che siate inclini a difendere gli interessi delle banche ci è chiarissimo da tempo».

Poi l’affondo, che segna il tono politico dell’intervento: «Invece di preoccuparvi di occupare i posti nelle banche, iniziate ad occupare le fabbriche con gli operai». Un invito – polemico e simbolico – a un «bagno di realtà» tra chi fatica ad arrivare a fine mese.

Ma è proprio sul terreno industriale che il Movimento 5 Stelle prova a spostare il baricentro della discussione, soprattutto in Piemonte, dove la crisi dell’automotive continua a rappresentare una delle principali emergenze economiche e sociali.

I consiglieri regionali pentastellati Sarah Disabato, Alberto Unia e Pasquale Coluccio tracciano un bilancio severo delle politiche industriali degli ultimi anni. Nel mirino c’è soprattutto Stellantis e la mancata concretizzazione degli annunci sul rilancio produttivo in Italia. «Negli anni abbiamo ascoltato promesse e rassicurazioni – sottolineano – ma non si sono mai tradotte in investimenti reali».

Il nodo centrale resta Mirafiori, simbolo storico dell’industria automobilistica torinese e oggi emblema di un’incertezza che si trascina da tempo. Secondo i rappresentanti M5S, anche l’ultimo piano industriale del gruppo non porterà benefici concreti né allo stabilimento torinese né, più in generale, al Piemonte.

Una situazione che, per i pentastellati, non sorprende ma che richiede una risposta politica più incisiva. «Il Consiglio regionale dovrebbe avere in cima alla propria agenda la crisi del settore automotive», rimarcano, rivendicando al contempo il lavoro svolto attraverso il tavolo dedicato, attivato proprio su impulso del Movimento e operativo da mesi.

Tuttavia, avvertono, non basta. Senza un cambio di passo da parte della giunta guidata da Alberto Cirio, il rischio è che la politica continui a inseguire le crisi invece di governarle. Da qui la richiesta di un’informativa urgente al presidente della Regione, per fare il punto sul futuro del comparto e sulle strategie in campo.

Il messaggio è chiaro: serve un’assunzione di responsabilità a tutti i livelli istituzionali. «La politica deve battere i pugni, prima che sia troppo tardi», avvertono i consiglieri M5S.

Due fronti diversi – finanza e industria – ma un’unica linea di critica: quella a una classe dirigente accusata di guardare più agli equilibri di potere che alle difficoltà concrete di cittadini e lavoratori. Un terreno su cui il Movimento 5 Stelle prova a rilanciare la propria iniziativa, riportando al centro del dibattito il tema delle disuguaglianze e del lavoro.

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