29 Giugno 2026, lunedì
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Borse in apnea tra tensioni geopolitiche e rendimenti record: l’azionario frena, i bond soffrono

L’ultimatum di Trump all’Iran agita i mercati globali: Europa incerta, Treasury ai massimi dal 2007 e riflettori puntati sulla trimestrale Nvidia

Le Borse europee aprono in ordine sparso e senza slancio, sospese tra le incertezze geopolitiche e la pressione crescente sul mercato obbligazionario. A dominare la scena è ancora una volta il Medio Oriente, dove lo stallo diplomatico tra Stati Uniti e Iran continua a pesare sul sentiment degli investitori, alimentando cautela e volatilità.

A Milano il Ftse Mib si muove appena sopra la parità (+0,06%), in linea con un’Europa debole: Francoforte cede lo 0,23%, Parigi lo 0,06%, Madrid lo 0,02% e Londra lo 0,43%. Più marcato il calo a Tokyo, dove il Nikkei chiude in flessione dell’1,3%, segnale di un clima globale che resta improntato alla prudenza.

Medio Oriente, tensione senza sbocchi

Il nodo geopolitico resta il principale fattore di instabilità. Il presidente americano Donald Trump ha rilanciato la pressione su Teheran, concedendo un ultimatum di “due o tre giorni” per raggiungere un’intesa. In assenza di progressi, lo scenario evocato è quello di una nuova escalation militare, con la ripresa dei bombardamenti.

Un’ipotesi che i mercati non possono ignorare. Il rischio immediato riguarda i prezzi dell’energia: un’ulteriore fiammata del petrolio avrebbe effetti diretti sull’inflazione globale, complicando il già delicato equilibrio delle politiche monetarie.

Obbligazioni sotto pressione, rendimenti ai massimi

Il vero epicentro delle tensioni finanziarie, tuttavia, è il mercato obbligazionario. I rendimenti continuano a salire e mettono sotto pressione tutte le asset class. Il dato più significativo arriva dagli Stati Uniti: i Treasury trentennali hanno superato il 5,1%, tornando su livelli che non si vedevano dal 2007.

Un movimento che riflette aspettative di inflazione più persistente e la possibilità che le banche centrali siano costrette a mantenere una linea restrittiva più a lungo del previsto. Il risultato è un doppio effetto negativo: da un lato scende il valore dei titoli già in portafoglio, dall’altro aumenta il costo del denaro per imprese e consumatori.

I mercati azionari ne risentono direttamente, perché rendimenti più elevati riducono l’attrattività relativa delle azioni e comprimono le valutazioni, soprattutto nei settori a più alta crescita.

Nvidia sotto i riflettori: test per il tech globale

L’attenzione degli investitori si sposta ora oltreoceano, dove Wall Street attende i conti di Nvidia. La trimestrale del colosso dei chip è considerata un vero banco di prova per l’intero comparto tecnologico, trainato negli ultimi mesi dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.

Il mercato cerca conferme sulla sostenibilità di questa corsa. Da un lato, la domanda per infrastrutture e data center continua a crescere; dall’altro, si fanno strada timori di eccessi, con il rischio di una bolla alimentata da investimenti troppo aggressivi.

Piazza Affari: StMicroelectronics in testa, occhi su UniCredit

A Piazza Affari si segnala lo scatto di StMicroelectronics, che guadagna il 2,4% e si porta in vetta al listino milanese, sostenuta proprio dalle aspettative sul settore dei semiconduttori.

Resta sotto osservazione anche UniCredit, nel giorno dell’assemblea di Commerzbank. L’istituto guidato da Andrea Orcel ha scelto di non partecipare, mentre prosegue la strategia di rafforzamento attraverso derivati, arrivando a detenere circa il 40% dell’esposizione.

Valute ed energia: petrolio in calo, gas in risalita

Sul fronte valutario, l’euro si mantiene stabile sopra quota 1,16 dollari. Più contrastato il comparto energetico: il petrolio arretra leggermente, con il Brent sopra i 110 dollari al barile (-0,4%) e il Wti a 103,75 dollari (-0,38%).

In controtendenza il gas naturale, che ad Amsterdam segna un rialzo dell’1% a 52,3 euro per megawattora, riflettendo le persistenti tensioni sull’offerta.

Lo spread tra Btp e Bund apre in calo a 75 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano si attesta al 3,92%, in un contesto che continua a vedere i titoli di Stato al centro delle dinamiche di mercato.

In un equilibrio sempre più fragile tra geopolitica, inflazione e politiche monetarie, i mercati restano appesi agli sviluppi delle prossime ore. E, ancora una volta, la direzione non dipenderà solo dall’economia, ma dalla politica internazionale.

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