Il governo italiano si muove in anticipo, con prudenza ma senza esitazioni, sul delicato scacchiere del Golfo Persico. In audizione davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha delineato una strategia chiara: predisporre due unità cacciamine, pronte a intervenire nello Stretto di Hormuz una volta cessate le ostilità.
Non si tratta di un dispiegamento operativo immediato, ma di una misura preventiva, inserita “rigorosamente nel quadro delle missioni autorizzate”. L’obiettivo è evitare ritardi in un’area strategica per il traffico energetico globale, dove la libertà di navigazione rappresenta un interesse vitale anche per l’Italia e l’Europa.
Il nodo, ha spiegato Crosetto, è tutto nei tempi di reazione. “Se la pace dovesse arrivare improvvisamente, servirebbe circa un mese per raggiungere il Golfo”, ha sottolineato. Da qui la scelta di avvicinare gradualmente le unità, mantenendole comunque a distanza di sicurezza. Una pianificazione che il ministro definisce “essenziale” per non farsi trovare impreparati e per garantire un contributo tempestivo alle eventuali missioni internazionali di stabilizzazione.
Una linea che punta sulla responsabilità e sulla funzionalità operativa: l’Italia vuole essere pronta a intervenire senza esitazioni nel momento in cui si aprirà una finestra diplomatica e militare per il ripristino della sicurezza marittima.
Parallelamente, sul fronte politico-diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito una posizione netta nei confronti dell’Iran. “Teheran non può dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici capaci di minacciare la regione”, ha dichiarato con fermezza davanti alle stesse commissioni parlamentari.
Tajani ha indicato una strada precisa: l’Iran deve tornare a negoziare “in buona fede” e con flessibilità, riattivare la cooperazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica e ristabilire relazioni costruttive con i Paesi del Golfo. Un percorso che, nelle intenzioni del governo italiano, rappresenta l’unica via per una stabilizzazione duratura dell’area.
Tra preparativi militari e pressione diplomatica, Roma cerca così di ritagliarsi un ruolo attivo in uno dei teatri più sensibili dello scenario internazionale, muovendosi su un equilibrio complesso: farsi trovare pronta senza alimentare tensioni, ma mantenendo salda la linea su sicurezza e non proliferazione.
