A quasi mezzo secolo dal processo sulla Risiera di San Sabba, la memoria torna a interrogare il presente. E lo fa con parole nette, che travalicano il perimetro della commemorazione per farsi monito universale. Nel messaggio inviato al convegno “Il processo della Risiera di San Sabba del ’76, mezzo secolo dopo”, organizzato all’Università di Trieste dal comitato “Iniziative 50 anni Processo Risiera”, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiama con forza il valore della legalità internazionale e della coscienza civile.
“Lungo tempo è trascorso – scrive il Capo dello Stato – ma quei terribili eventi, simbolo della catastrofe dei totalitarismi, continuano a interpellarci”. Parole che restituiscono alla memoria una funzione attiva, tutt’altro che rituale: non semplice esercizio del ricordo, ma chiave di lettura per comprendere le tensioni e le derive del mondo contemporaneo.
Il riferimento alla Risiera di San Sabba – unico campo di sterminio nazista in territorio italiano – non è casuale. Quel luogo, teatro di deportazioni, torture e uccisioni, rappresenta una delle pagine più oscure della storia europea del Novecento. Il processo celebrato nel 1976 segnò un momento cruciale nella ricostruzione giudiziaria di quei crimini, contribuendo a fissare responsabilità e a consolidare una memoria collettiva fondata sulla verità.
Ma è soprattutto sul presente che si concentra il passaggio più incisivo del messaggio presidenziale. “In molte, troppe parti del mondo – osserva Mattarella – il diritto internazionale viene apertamente violato e il diritto umanitario disatteso”. Un’affermazione che riecheggia i numerosi conflitti e le crisi geopolitiche in corso, segnati da violazioni sistematiche dei diritti fondamentali e da un progressivo indebolimento delle regole condivise.
In questo scenario, il presidente individua una linea di resistenza che è insieme etica e politica: “La ferma opposizione a ogni forma di sopraffazione costituisce una conquista morale da preservare e difendere”. Non un principio astratto, ma il risultato di un percorso storico segnato da tragedie e sacrifici, che impone responsabilità precise alle istituzioni e ai cittadini.
Il richiamo finale è ai pilastri della democrazia repubblicana. “I valori della libertà, della giustizia, dello Stato di diritto e della democrazia, scolpiti nella nostra Costituzione – sottolinea Mattarella – rappresentano il fondamento dei principi della nostra convivenza civile”. Un passaggio che lega indissolubilmente la memoria del passato alla tenuta del presente, indicando nella Carta costituzionale il baluardo contro ogni deriva autoritaria.
Nel solco della storia, dunque, il messaggio del Capo dello Stato si configura come un invito alla vigilanza. Perché se la memoria illumina il cammino, è la capacità di difendere i suoi insegnamenti a determinare la qualità della democrazia. E, oggi più che mai, la sfida appare globale.
