Dove dovrebbe parlare la storia, finisce per alzarsi la voce della politica. E così, a Reggio Emilia — culla del Primo Tricolore — l’attesa per l’arrivo di Kate Middleton, previsto per il 13 e 14 maggio, si trasforma in un caso politico dai toni accesi, quasi paradossali.
Oggetto del contendere: chi abbia avuto per primo l’idea di omaggiare la principessa del Galles con la bandiera italiana, simbolo nato proprio nella città emiliana nel 1797. Un gesto dal forte valore identitario che, invece di unire, ha finito per dividere.
La miccia si accende in Consiglio comunale. Fratelli d’Italia presenta un ordine del giorno urgente per formalizzare il conferimento del Tricolore alla principessa. Ma a inizio seduta arriva il colpo di scena: il sindaco Marco Massari, espressione del centrosinistra, annuncia che sarà lui stesso a consegnare l’omaggio istituzionale. Risultato: la maggioranza a guida Pd boccia l’atto dell’opposizione, considerandolo ormai superato.
Una decisione che scatena la reazione immediata di FdI, che parla apertamente di “scippo politico”.
Il capogruppo Cristian Paglialonga non usa mezzi termini e accusa l’amministrazione di essersi appropriata dell’idea: secondo la sua ricostruzione, dopo l’annuncio dell’ordine del giorno, la maggioranza avrebbe tentato di trasformarlo in un’iniziativa condivisa. Al rifiuto dell’opposizione, la controffensiva: l’iniziativa diventa improvvisamente “già prevista” dal sindaco e l’atto viene respinto.
Una dinamica che, nelle parole di Paglialonga, “rasenta il ridicolo istituzionale” e rivela — sostiene — una gestione politica fatta di “propaganda, gelosie e giochi di palazzo”, persino davanti a un evento di rilievo internazionale per la città.
Dal fronte opposto, il Partito Democratico prova a riportare la vicenda su un piano istituzionale. La replica è affidata al capogruppo dem, che sottolinea come da giorni fossero in corso interlocuzioni con Kensington Palace, trattandosi di una visita non ufficiale e quindi soggetta a protocolli delicati. Da qui, spiega, la proposta di un documento unitario: “Un’occasione prestigiosa che dovrebbe unire, non dividere”.
Eppure, il dato politico resta: anche un gesto simbolico, apparentemente semplice, si è trasformato in terreno di scontro identitario.
C’è, in questa vicenda, qualcosa che va oltre il pur acceso confronto tra maggioranza e opposizione. Una sensazione diffusa di sproporzione. Mentre il Paese attraversa difficoltà economiche profonde, con famiglie e imprese alle prese con rincari, salari stagnanti e incertezze diffuse, la politica locale si impantana in dispute sulla primogenitura di un’idea.
Viene da chiedersi se, più che di bandiere, non manchi talvolta un altro oggetto: il ciuccio. Non come provocazione fine a sé stessa, ma come immagine plastica di una politica che fatica a crescere, a misurarsi con le priorità reali, e che preferisce rifugiarsi in schermaglie infantili anche davanti a occasioni che richiederebbero ben altro respiro.
Reggio Emilia si prepara comunque ad accogliere la principessa. Il Tricolore, quello vero, resta al suo posto nella storia. Più difficile, invece, è stabilire chi riuscirà a tenere alta la dignità del confronto politico.
