Non presenta mutazioni rispetto ai ceppi già noti e studiati in passato l’hantavirus Andes, responsabile del decesso di una cittadina olandese dopo un viaggio aereo che ha fatto scattare un’immediata rete di controlli anche in Italia. Il virus, già osservato in Argentina nel 2018, non mostra variazioni genetiche significative: un elemento che, se da un lato rassicura la comunità scientifica, dall’altro non abbassa il livello di attenzione sanitaria.
Nel nostro Paese, le autorità hanno attivato protocolli rigorosi per tracciare e monitorare i contatti della donna. Tra questi, un marittimo di 24 anni residente a Torre del Greco è stato sottoposto a quarantena obbligatoria. Il provvedimento, firmato dal sindaco Luigi Mennella, prevede un isolamento di 45 giorni, con precise prescrizioni: permanenza in una stanza singola con bagno dedicato, monitoraggio costante della temperatura corporea e utilizzo di dispositivi di protezione, come mascherine Ffp2, in caso di contatti inevitabili.
La misura si inserisce in un quadro di prevenzione stringente, volto a contenere ogni possibile rischio di trasmissione, sebbene il giovane non presenti al momento alcun sintomo riconducibile all’infezione.
Parallelamente, a Padova, è stato attivato il protocollo sanitario su un altro passeggero del medesimo volo, un cittadino sudafricano considerato “contatto a basso rischio”. Nella mattinata sono stati eseguiti prelievi di sangue da parte del personale del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’Ulss 6 Euganea, seguendo scrupolosamente le linee guida del Ministero della Salute.
Il campione biologico è stato trasferito con procedure di massima sicurezza all’Istituto Spallanzani, centro di riferimento nazionale per le malattie infettive, dove saranno effettuate analisi sierologiche e molecolari. Il trasporto è avvenuto con mezzi dedicati e personale specializzato, nel rispetto dei protocolli di biosicurezza.
Le condizioni cliniche del soggetto monitorato risultano, al momento, stabili: nessun sintomo, nessuna alterazione significativa dello stato di salute. La sorveglianza resta tuttavia attiva, con controlli quotidiani da parte del Dipartimento di Prevenzione, diretto da Luca Sbrogiò, in costante raccordo con la Regione Veneto e le autorità centrali.
L’episodio riporta al centro dell’attenzione il tema delle infezioni emergenti e della mobilità globale, evidenziando come anche un’esposizione breve – pochi minuti a bordo di un aereo – possa innescare una macchina sanitaria complessa e capillare.
Se la stabilità genetica del virus rappresenta un elemento rassicurante sul piano scientifico, la gestione prudenziale dei contatti conferma la linea di massima cautela adottata dalle autorità italiane: prevenire, monitorare e intervenire tempestivamente resta la strategia chiave per contenere ogni possibile rischio.
