5 Agosto 2026, mercoledì
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Smantellata la “fabbrica internazionale del falso”: cinque misure cautelari per un giro di valuta contraffatta tra Italia ed Europa

Dalle banconote in euro ai franchi africani: un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria di Napoli ha ricostruito la rete criminale, le rotte estere e le tecniche digitali utilizzate per alimentare il mercato della moneta falsa

Un laboratorio clandestino nel cuore dell’Abruzzo, una rete commerciale proiettata oltre i confini nazionali e un sistema di vendita costruito sfruttando canali digitali e pagamenti in criptovalute. È lo scenario emerso dall’operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria di Napoli, con il supporto di Europol e la collaborazione, nella fase esecutiva, dei reparti territorialmente competenti, che ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari nei confronti di altrettante persone ritenute coinvolte nella produzione e nella distribuzione di valuta contraffatta destinata al mercato italiano e internazionale.

Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano, su richiesta della Procura della Repubblica abruzzese, al termine di un’articolata attività investigativa che ha permesso di ricostruire l’intera filiera del falso: dalla produzione materiale delle banconote alla loro commercializzazione attraverso una rete di acquirenti anche all’estero.

Per tre degli indagati, residenti nei comuni di Montenerodomo (Chieti) e Roma, è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. Per altri due soggetti, entrambi residenti ad Ascoli Piceno, è stato applicato l’obbligo di dimora nel comune di residenza.

L’inchiesta “Small Tower”: dalla pista investigativa alla scoperta delle stamperie clandestine

L’indagine, denominata “Small Tower”, è stata avviata nel dicembre 2024 e coordinata dalla Procura della Repubblica di Lanciano. A condurla è stato il Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria di Napoli, attraverso un’attività investigativa autonoma che ha combinato metodi tradizionali di polizia giudiziaria con strumenti tecnologicamente avanzati.

L’obiettivo era individuare i responsabili della produzione di valuta falsa e ricostruire la rete dei soggetti incaricati della distribuzione, sia sul territorio nazionale sia all’estero. Le verifiche hanno progressivamente concentrato l’attenzione su un gruppo criminale operativo nel territorio di Lanciano, ritenuto capace di gestire un vero e proprio circuito internazionale del falso monetario.

L’attività investigativa, conclusa nel luglio 2025, ha consentito di delineare il ruolo dei componenti del gruppo e di ricostruire un’organizzazione strutturata, dotata di competenze tecniche e di canali commerciali in grado di raggiungere diversi mercati europei.

Un catalogo criminale di valute contraffatte

Gli investigatori hanno accertato che il gruppo era dedito alla produzione di numerose tipologie di valuta falsa. Non soltanto euro, ma anche banconote straniere destinate a mercati specifici: scellini tanzaniani, ugandesi e kenioti, lek albanesi e franchi della Comunità finanziaria africana.

Un’attività che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, non si limitava alla semplice falsificazione, ma comprendeva l’intero processo operativo: dalla realizzazione delle banconote alla gestione delle richieste, fino alla spedizione agli acquirenti.

Le banconote contraffatte sono state successivamente analizzate dalla Banca d’Italia, che ha attribuito alla produzione sequestrata otto differenti classi di contraffazione, confermando la varietà e la complessità delle falsificazioni realizzate.

Il mercato correva sulla rete: Telegram e criptovalute per vendere il falso

Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda il modello commerciale adottato dagli indagati. La vendita della valuta contraffatta avveniva anche attraverso la piattaforma di messaggistica istantanea Telegram, utilizzata per i contatti con gli acquirenti stranieri.

Le transazioni economiche venivano effettuate tramite criptovalute, con sistemi finalizzati a rendere più difficile la ricostruzione dei flussi finanziari. Le banconote venivano poi spedite attraverso plichi postali verso diversi Paesi europei, tra cui Francia, Finlandia, Germania, Spagna e Polonia.

Un sistema che dimostra come anche il mercato della contraffazione monetaria abbia progressivamente adottato strumenti digitali e modalità operative capaci di superare i confini geografici.

Le due centrali del falso scoperte in Abruzzo

Il punto nevralgico dell’attività criminale è stato individuato nel comune di Montenerodomo, in provincia di Chieti, dove gli investigatori hanno localizzato e smantellato due strutture utilizzate come centrali di produzione della valuta falsa.

Durante le perquisizioni domiciliari e locali disposte dalla Procura della Repubblica di Lanciano sono state sequestrate banconote contraffatte già pronte per la distribuzione, telefoni cellulari, apparecchiature tecniche e materiali destinati alla produzione illecita.

Il sequestro ha permesso di interrompere un’attività che, secondo gli elementi raccolti, aveva raggiunto una dimensione internazionale.

La collaborazione europea e l’arresto dei destinatari in Finlandia

L’indagine ha inoltre consentito di individuare le rotte utilizzate per la commercializzazione all’estero della valuta falsa e di attivare la cooperazione con le autorità straniere.

In Finlandia, grazie alla collaborazione con la polizia locale, sono stati arrestati due acquirenti di valuta contraffatta e recuperate le banconote che erano state inviate attraverso spedizioni postali.

Un risultato che conferma il ruolo determinante della cooperazione internazionale nel contrasto ai fenomeni criminali legati alla falsificazione monetaria.

Il Riesame conferma le misure: concreto il rischio di una nuova stamperia clandestina

Gli indagati hanno presentato ricorso contro l’ordinanza cautelare davanti al Tribunale del Riesame dell’Aquila. Il 23 luglio 2026 il Collegio ha confermato, per tutti, le contestazioni provvisorie e le misure adottate dal giudice di Lanciano.

Secondo i giudici, è concreto il pericolo di reiterazione del reato, considerata la possibilità che gli indagati, grazie all’esperienza acquisita nel settore della falsificazione, possano essere in grado di allestire nuovamente una struttura clandestina per la produzione di valuta contraffatta.

L’operazione “Small Tower” restituisce così il quadro di una minaccia criminale evoluta, capace di unire tecniche tradizionali di falsificazione, strumenti digitali e mercati internazionali. Un fenomeno che richiede risposte investigative sempre più specializzate e una cooperazione senza confini.

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