Un filo invisibile, fatto di coincidenze e contatti fugaci, collega una nave da crociera nelle acque polari, un volo intercontinentale e diversi Paesi europei. È lungo questa traiettoria che si muove l’allerta per il virus Andes, una delle varianti più pericolose di hantavirus, capace – caso raro tra i suoi simili – di trasmettersi anche da persona a persona.
Il Ministero della Salute italiano ha attivato le procedure di emergenza dopo aver ricevuto segnalazioni attraverso i circuiti internazionali. Al centro dell’attenzione, quattro passeggeri arrivati in Italia con un volo della compagnia olandese KLM, partito da Johannesburg e diretto nei Paesi Bassi con scalo a Roma. Su quello stesso aereo era salita, seppur per pochi minuti, la cittadina olandese poi deceduta il 26 aprile in un ospedale sudafricano, dopo essere stata fatta scendere prima del decollo a causa delle sue condizioni critiche.
I quattro viaggiatori sono stati identificati e i loro contatti trasmessi alle Regioni di competenza – Calabria, Campania, Toscana e Veneto – dove sono già state attivate le procedure di sorveglianza attiva. Nessun allarmismo, ma il principio guida resta quello della massima cautela, in linea con i protocolli sanitari nazionali e internazionali.
Nel frattempo, il cuore dell’emergenza resta la nave da spedizione polare MV Hondius, dove il focolaio ha avuto origine. L’imbarcazione, attualmente in rotta verso le Isole Canarie, è attesa tra sabato e domenica al porto di Granadilla, a Tenerife, dove è prevista l’evacuazione dei passeggeri sotto stretto controllo sanitario. A bordo, dal 6 maggio, è presente anche un medico italiano dell’ECDC, inviato per rafforzare le attività assistenziali e di contenimento.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono otto i casi segnalati finora, di cui sei confermati in laboratorio come infezioni da virus Andes. Il bilancio è già grave: tre decessi, con un tasso di mortalità che sfiora il 40%. Numeri che spiegano la mobilitazione internazionale in corso.
La rete dei contatti si estende ben oltre la nave. In Spagna, le autorità sanitarie hanno individuato una passeggera in Catalogna che non era emersa nel primo tracciamento perché aveva cambiato posto durante il volo. La donna, attualmente asintomatica, è stata posta in quarantena in ambiente ospedaliero. Un secondo caso sospetto riguarda una cittadina di Alicante, ricoverata con sintomi compatibili con l’infezione.
Individuata anche una terza persona, una cittadina sudafricana che aveva avuto un contatto breve con la paziente olandese durante il volo e che successivamente ha soggiornato per una settimana a Barcellona. Rientrata nel suo Paese, non presenta sintomi e, secondo le autorità, non avrebbe avuto contatti a rischio durante la permanenza in Spagna.
La gestione dell’emergenza ha assunto una dimensione pienamente internazionale. A Tenerife è attesa una delegazione di alto livello composta dalla ministra della Salute spagnola Mónica García, dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska e dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. Obiettivo: coordinare sul campo le operazioni di sbarco, monitoraggio e contenimento.
In questo scenario complesso, fatto di spostamenti globali e tracciamenti incrociati, la risposta sanitaria si muove su più livelli, tra prevenzione e controllo. Il Ministero della Salute italiano assicura il pieno coordinamento con le autorità internazionali, mentre l’Europa osserva con attenzione l’evolversi di un focolaio che, pur circoscritto, mette alla prova i sistemi di sorveglianza sanitaria in un mondo sempre più interconnesso.
