Il motore del lusso globale perde colpi. Il primo trimestre del 2026 di LVMH si chiude con un passo più corto del previsto, confermando un cambio di ritmo che il mercato iniziava già a temere. Il colosso francese archivia i primi tre mesi dell’anno con ricavi pari a 19,1 miliardi di euro, in crescita organica dell’1%, un dato che resta positivo ma delude le aspettative degli analisti.
Un rallentamento che emerge con maggiore evidenza nei numeri reported, dove i ricavi segnano una contrazione del 6%, penalizzati anche dall’effetto dei cambi. Ma è soprattutto la qualità della crescita a preoccupare: il cuore del business, la divisione Moda e Pelletteria, mostra segnali di indebolimento, evidenziando una domanda meno brillante proprio nel segmento più redditizio e simbolico del gruppo.
Il segnale che arriva dalla moda
La divisione chiave di LVMH registra un calo organico del 2%, fermandosi a 9,25 miliardi di euro. Un dato che pesa più di altri, perché rappresenta il barometro della salute del lusso globale. Qui si concentrano i marchi più iconici e i margini più elevati: una flessione, seppur contenuta, diventa quindi un campanello d’allarme per investitori e analisti.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Il titolo ha perso terreno sulla Borsa di Parigi e continua a scontare un avvio d’anno difficile, riflettendo il timore che il settore del lusso stia entrando in una fase più selettiva, meno espansiva rispetto agli ultimi anni.
Medio Oriente e turismo: il fattore geopolitico
A pesare sul trimestre è soprattutto il contesto internazionale. Le tensioni in Medio Oriente hanno inciso direttamente sulla crescita del gruppo, sottraendo circa un punto percentuale al risultato complessivo.
Il mese di marzo è stato particolarmente critico: la domanda nella regione è crollata in media del 50%, con punte tra il 30% e il 70% nei centri commerciali più esposti ai flussi turistici. Un impatto significativo, che ha colpito in modo trasversale le attività legate ai viaggi internazionali, dalla moda al travel retail.
Il rallentamento del turismo globale si riflette anche in Europa, dove i ricavi segnano un calo del 3%. In controtendenza, invece, gli Stati Uniti, che crescono del 3%, e l’Asia (escluso il Giappone), che registra un solido +7%, confermandosi uno dei principali motori della domanda.
Un gruppo a due velocità
All’interno del conglomerato emerge un quadro disomogeneo. Se la moda arretra, altri segmenti mostrano una buona tenuta, contribuendo a bilanciare il risultato complessivo.
La divisione Orologi e Gioielli è la più dinamica, con una crescita del 7%, sostenuta in particolare dalla performance di Tiffany. Bene anche Vini e Spirits, che segnano un +5% grazie a un effetto calendario favorevole legato al Capodanno cinese.
Più incerto il comparto Profumi e Cosmetici, stabile ma sotto le attese, mentre il retail selettivo cresce del 4%. In questo segmento, Sephora continua a rafforzare la propria posizione competitiva, mentre DFS – esposta al travel retail – risente ancora delle dismissioni e del calo dei flussi turistici.
Nel complesso, si delinea una tendenza chiara: i segmenti più accessibili del lusso mostrano maggiore resilienza rispetto all’alta gamma, oggi più esposta alle oscillazioni della domanda globale.
Prospettive: fiducia prudente
Il gruppo mantiene una linea di cauta fiducia per il resto dell’anno, puntando su innovazione, qualità e diversificazione geografica. Tuttavia, il quadro resta incerto e fortemente legato all’evoluzione del contesto geopolitico.
La direttrice finanziaria Cécile Cabanis ha sintetizzato il momento con una riflessione che guarda oltre il breve termine: la ricchezza globale non è scomparsa, ma si sta ridistribuendo, aprendo a nuovi equilibri nella geografia dei consumi.
Per gli analisti, il nodo centrale resta la debolezza della moda. Un eventuale recupero nei prossimi trimestri potrebbe riportare slancio al gruppo, ma molto dipenderà dalla stabilizzazione dello scenario internazionale.
Nel frattempo, i conti di LVMH assumono un valore che va oltre il singolo bilancio: rappresentano un indicatore avanzato dello stato di salute del lusso globale. E il messaggio, oggi, è chiaro: la crescita continua, ma con meno slancio e maggiore selettività.
