Dieci minuti appena: tanto è bastato al Consiglio dei ministri per dare il via libera al nuovo decreto carburanti, confermando la proroga del taglio delle accise fino al prossimo 1° maggio. Un passaggio rapido, ma tutt’altro che marginale, che si inserisce in un contesto economico e geopolitico sempre più instabile.
A illustrare i dettagli del provvedimento è stato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, al termine della riunione a Palazzo Chigi. Il cuore dell’intervento è rappresentato da uno stanziamento complessivo di 500 milioni di euro, costruito attraverso un mix di coperture.
Nel dettaglio, circa 200 milioni derivano da un’autocopertura legata all’aumento del gettito Iva, effetto diretto dei rincari energetici. I restanti 300 milioni provengono invece da risorse Ets – il sistema europeo di scambio delle emissioni – non ancora utilizzate. Un punto su cui il ministro ha voluto rassicurare: le somme destinate in origine al sostegno delle imprese energivore non sono state intaccate.
Ma il decreto non si limita al contenimento dei prezzi alla pompa. Il pacchetto include infatti interventi mirati a favore delle aziende agricole, tra le più esposte agli aumenti dei costi energetici, e un rafforzamento degli strumenti gestiti da Simest, a sostegno delle imprese impegnate sui mercati esteri. All’interno del provvedimento trova spazio anche il recepimento dell’accordo con associazioni di categoria e parti sociali sulla cosiddetta Transizione 5.0, uno dei pilastri della strategia industriale del governo.
Sul fondo, però, resta l’incertezza legata allo scenario internazionale. Nel corso della stessa conferenza stampa, Giorgetti ha richiamato l’attenzione sugli sviluppi della crisi in Iran, sottolineando come il conflitto sia destinato ad avere ripercussioni dirette tanto sulla politica monetaria quanto su quella fiscale.
«Gli eventi internazionali – ha osservato – ci suggeriranno eventuali altri interventi, in una fase estremamente complessa anche sotto il profilo economico». Un monito che lascia intendere come il decreto approvato oggi possa rappresentare solo una tappa intermedia, in attesa di capire l’evoluzione di una congiuntura globale sempre più fragile e imprevedibile.
