Un arretramento sensibile, che il governo legge come un primo segnale strutturale di cambiamento. La propensione all’evasione fiscale in Italia ha registrato una riduzione media del 10,9% nel biennio 2022-2023 rispetto ai livelli del 2019. Un dato che, pur con alcune eccezioni, segna un’inversione di tendenza rilevante in uno dei nodi storici dell’economia nazionale.
A sottolinearlo è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto alla Camera dei deputati in occasione del venticinquesimo anniversario dell’Agenzia delle Entrate. Nel suo intervento, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha evidenziato come il risultato sia stato formalmente riconosciuto anche a livello europeo: “A dicembre scorso abbiamo potuto comunicare alla Commissione europea una riduzione media della propensione all’evasione in tutte le principali imposte, fatta eccezione per Imu e accise”.
Il dato, per quanto tecnico, assume un valore politico ed economico di primo piano. Non si tratta soltanto di un miglioramento statistico, ma di un indicatore che riflette l’efficacia delle politiche di contrasto e, più in generale, il grado di compliance fiscale del sistema Paese. “È un risultato importante”, ha rimarcato Giorgetti, sottolineando come la riduzione dell’evasione rappresenti una leva decisiva per rafforzare i conti pubblici.
Il ministro ha poi allargato lo sguardo, inserendo il tema all’interno di una strategia più ampia. La lotta all’evasione, ha spiegato, non può essere considerata un obiettivo isolato né una misura emergenziale: è piuttosto una componente strutturale delle politiche economiche. “Ridurre in modo stabile l’evasione fiscale è una condizione essenziale per sostenere gli investimenti, accompagnare le riforme e garantire la sostenibilità della finanza pubblica nel medio-lungo periodo”.
In questo quadro, il miglioramento registrato tra il 2022 e il 2023 diventa un tassello di una strategia che punta a consolidare la crescita senza compromettere l’equilibrio dei conti. Il recupero di base imponibile, infatti, consente di ampliare le risorse disponibili senza ricorrere a nuove imposte, rafforzando al contempo la credibilità del Paese sui mercati e nei confronti delle istituzioni europee.
Resta tuttavia aperta la sfida di rendere questo trend duraturo. Le eccezioni segnalate – in particolare per Imu e accise – indicano che il fenomeno è ancora disomogeneo e richiede interventi mirati. Ma il segnale, secondo il governo, è chiaro: la direzione è tracciata, e passa da un rafforzamento degli strumenti di controllo, dalla digitalizzazione dei processi fiscali e da un rapporto più trasparente tra fisco e contribuenti.
In definitiva, il messaggio politico che emerge è netto: la lotta all’evasione non è più soltanto una questione di equità, ma un asse portante della politica economica. E, soprattutto, una delle chiavi per garantire stabilità finanziaria e prospettive di crescita nel lungo periodo.
