Il mercato del lavoro italiano rallenta e mostra crepe sempre più evidenti nei suoi equilibri strutturali. I dati diffusi dall’Istat relativi a marzo 2026 delineano un quadro fatto di luci e ombre: da un lato cala la disoccupazione, dall’altro si riduce l’occupazione e cresce l’area degli inattivi, segnale di una partecipazione al lavoro che si indebolisce.
Su base mensile, gli occupati scendono di 12mila unità rispetto a febbraio, mentre il confronto con marzo 2025 evidenzia una flessione più marcata, pari a 30mila posti in meno. Il tasso di occupazione resta fermo al 62,4% rispetto al mese precedente, ma arretra di 0,3 punti su base annua, confermando una dinamica non espansiva.
Parallelamente, il tasso di disoccupazione si attesta al 5,2%, in lieve calo sia su base mensile (-0,1 punti) sia su base annua (-1,1 punti). Un dato che, isolato, potrebbe apparire positivo, ma che va letto insieme all’aumento dell’inattività: il tasso sale infatti al 34,1%, con un incremento di 0,1 punti rispetto a febbraio e di un punto pieno sull’anno. In altri termini, diminuiscono sia coloro che lavorano sia coloro che cercano attivamente un impiego, mentre cresce la platea di chi resta ai margini.
Nel dettaglio delle tipologie contrattuali, la contrazione dell’occupazione colpisce soprattutto i lavoratori più esposti alla volatilità: i dipendenti a termine scendono a 2 milioni e 440mila (-2mila su base mensile), mentre gli autonomi calano a 5 milioni e 270mila (-14mila). Restano invece sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti, che si attestano a 16 milioni e 414mila unità (+4mila).
Se si amplia lo sguardo all’ultimo anno, emerge una ricomposizione più profonda: la perdita complessiva di 30mila occupati è il risultato di un calo dei dipendenti, sia stabili (-14mila) sia a termine (-142mila), compensato solo in parte dall’aumento degli autonomi (+125mila). Una dinamica che suggerisce una trasformazione del lavoro verso forme più indipendenti, ma spesso anche più fragili.
Il numero dei disoccupati scende a 1 milione e 323mila, con una riduzione di 38mila unità rispetto a febbraio e di ben 304mila su base annua. Ma il dato più significativo riguarda gli inattivi: crescono di 46mila unità in un solo mese e di 351mila sull’anno, segnalando una progressiva uscita dal mercato del lavoro.
A rendere ancora più evidente il cambiamento in atto è la distribuzione per età. Si conferma infatti il trend di invecchiamento della forza lavoro: tra i giovani di 15-24 anni si registrano 141mila occupati in meno rispetto a un anno fa, mentre la fascia 25-34 anni resta sostanzialmente stabile (-1mila). Più marcata la flessione tra i 35 e i 49 anni, che perdono 246mila occupati.
In controtendenza gli over 50, che crescono di 358mila unità su base annua, consolidando il loro peso nel mercato del lavoro. Tuttavia, anche per questa fascia si osserva un lieve arretramento su base mensile (-13mila). Nello stesso arco temporale, aumentano gli occupati tra i 35 e i 49 anni (+23mila), mentre calano i più giovani (-34mila tra i 15-24 anni) e crescono i 25-34enni (+12mila).
Il quadro complessivo restituisce un mercato del lavoro meno dinamico, segnato da una riduzione della partecipazione e da un progressivo spostamento verso le fasce più mature della popolazione. Una fotografia che pone interrogativi non solo sulla quantità del lavoro, ma anche sulla sua qualità e sulla capacità del sistema di includere le nuove generazioni.
