Dalla ribalta del pop britannico alle aule di tribunale: si chiude con una condanna a 14 anni di carcere la parabola di Ross Davidson, per un breve periodo voce degli Spandau Ballet. La Wood Green Crown Court ha riconosciuto il 37enne colpevole di stupro e tentato stupro al termine di un lungo iter giudiziario che ha fatto emergere un quadro definito dagli inquirenti come sistematico e predatorio.
Le accuse e la sentenza
Secondo quanto ricostruito in aula, Davidson avrebbe abusato sessualmente di sei donne tra il 2013 e il 2019, spesso approfittando della loro condizione di vulnerabilità, in alcuni casi mentre dormivano. Un elemento particolarmente aggravante è rappresentato dal fatto che l’imputato si filmava durante le violenze, conservando i video.
La sentenza arriva al termine di due distinti procedimenti: il primo, concluso nel 2024, riguardava accuse di violenza sessuale e voyeurismo nei confronti di quattro donne; il secondo ha affrontato ulteriori episodi, tra cui uno stupro avvenuto a Londra nel 2015 e un’aggressione denunciata in Thailandia nel 2019. In aula, Davidson è stato descritto come un uomo persuaso di poter ottenere “sesso a comando”, un’espressione che ha segnato la ricostruzione della sua condotta.
L’ascesa e la caduta
Il nome di Ross Wild era balzato all’attenzione del grande pubblico nel 2018, quando fu scelto per sostituire lo storico frontman Tony Hadley negli Spandau Ballet. Un ingresso destinato però a durare poco: già nel 2020 la band annunciò la sua uscita, in modo clamoroso, durante una trasmissione televisiva.
Quell’episodio, raccontato dallo stesso Davidson come profondamente umiliante, segnò di fatto la fine della sua esperienza nel gruppo e l’inizio di un rapido declino personale e professionale. Prima di approdare alla band simbolo del pop anni ’80, il cantante aveva costruito una solida reputazione nel teatro musicale londinese, esibendosi in produzioni di successo come We Will Rock You e Million Dollar Quartet, dove aveva condiviso il palco con Martin Kemp, bassista degli Spandau Ballet.
Un caso emblematico
La vicenda giudiziaria di Davidson si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione verso i reati sessuali e l’abuso di potere in ambito artistico. La combinazione tra notorietà, accesso privilegiato alle vittime e uso delle tecnologie per documentare i crimini ha contribuito a delineare un profilo che la corte ha ritenuto particolarmente grave.
Con la condanna, si chiude una delle pagine più oscure legate al mondo della musica britannica recente: una storia che, dietro le luci del palcoscenico, ha rivelato una lunga scia di violenze rimaste per anni nell’ombra.
