27 Luglio 2026, lunedì
HomeItaliaEconomiaCarburanti, la tregua è già finita: prezzi di nuovo in salita in...

Carburanti, la tregua è già finita: prezzi di nuovo in salita in tutta Italia

Dopo appena tre giorni di calo, benzina e diesel tornano a correre. Allarme delle associazioni: in autostrada il gasolio supera ancora i 2 euro al litro. Campania e Basilicata le più care

La breve illusione di un allentamento alla pompa si è già dissolta. I prezzi dei carburanti tornano a salire su tutta la rete nazionale, archiviando in pochi giorni la fase di discesa e riaccendendo le preoccupazioni di consumatori e associazioni.

Secondo gli ultimi rilevamenti, il gasolio raggiunge una media di 1,976 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 1,717 euro. Ancora più pesante il conto sulle autostrade, dove il diesel supera la soglia psicologica dei 2 euro, arrivando a 2,045 euro al litro, con la verde a 1,781 euro.

A lanciare l’allarme è l’Unione Nazionale Consumatori. “La discesa dei prezzi è già finita”, denuncia il presidente Massimiliano Dona, sottolineando come il ribasso sia stato “lento e durato appena tre giorni”, prima di un nuovo rialzo generalizzato che coinvolge l’intero Paese.

Il quadro che emerge è quello di un mercato tornato rapidamente sotto pressione, con aumenti diffusi che colpiscono quasi tutte le aree geografiche. Fanno eccezione solo marginali cali, come quello registrato sulla rete autostradale e in Molise, pari ad appena 0,1 centesimi al litro: variazioni minime, incapaci di incidere realmente sul costo finale per gli automobilisti.

La mappa dei rincari evidenzia forti differenze territoriali. Per il gasolio, la regione più cara è la Campania, dove il prezzo medio sfiora i 2 euro (1,995 euro al litro), seguita da Calabria (1,994 euro) e Molise (1,990 euro). Sul fronte della benzina, invece, il primato negativo spetta alla Basilicata, con 1,747 euro al litro.

Non va meglio lungo la rete autostradale, tradizionalmente la più onerosa, dove il diesel resta stabilmente sopra i 2 euro, confermando un divario significativo rispetto alla viabilità ordinaria.

Anche il Codacons punta il dito contro un trend che rischia di annullare gli effetti delle misure governative. L’associazione chiarisce che i rincari non dipendono dalla mancata applicazione dello sconto sulle accise — ormai recepito dalla quasi totalità dei distributori — bensì dall’aumento del prezzo industriale dei carburanti e da persistenti anomalie regionali nei listini.

Il risultato è un progressivo svuotamento dei benefici fiscali. Rispetto ai prezzi medi del 18 marzo, prima dell’intervento del governo, il gasolio è sceso di soli 12,7 centesimi al litro, a fronte di un taglio delle accise pari a 24,4 centesimi. La benzina registra un calo di 15 centesimi.

Una forbice che, secondo il Codacons, si traduce in un mancato risparmio concreto per gli automobilisti: fino a 5,85 euro in più su un pieno di gasolio rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato.

Il timore, ormai esplicito, è che la tendenza al rialzo finisca per azzerare completamente gli effetti del taglio fiscale, destinato peraltro a durare solo 20 giorni. Se il ritmo degli aumenti dovesse proseguire, la finestra di sollievo per famiglie e imprese rischia di chiudersi ancora prima del previsto.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti