L’attenzione resta altissima nell’area metropolitana di Napoli, dove il focolaio di Epatite A continua a destare preoccupazione tra autorità sanitarie e operatori del settore alimentare. A fare il punto è l’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Napoli, che segnala un incremento significativo dei casi: 176 dall’inizio dell’anno, a fronte dei 54 registrati nell’intero 2024.
Un dato che fotografa con chiarezza l’evoluzione dell’emergenza e che ha già attivato una rete serrata di controlli lungo tutta la filiera dei molluschi bivalvi, considerati tra i principali veicoli del virus HAV.
Le indagini epidemiologiche, affiancate da un’intensa attività ispettiva, hanno consentito di individuare tracce del virus in campioni prelevati sia presso un mercato rionale sia all’interno di alcuni Centri di Spedizione Molluschi (CSM). Decisiva, in questa fase, la tempestività nell’analisi della tracciabilità: i lotti contaminati sono stati rapidamente identificati e bloccati, evitando così un’ulteriore diffusione sul mercato.
In prima linea, ancora una volta, i medici veterinari impegnati nella sanità pubblica e nella sicurezza alimentare. Il loro intervento si concentra su tre direttrici fondamentali: il potenziamento dei campionamenti ufficiali nelle aree di produzione e nei punti vendita; la verifica rigorosa della documentazione per intercettare eventuali criticità nella filiera; il controllo stringente dei protocolli di autocontrollo (HACCP) nei centri di spedizione, aggiornati alla luce del rischio emergente.
“La fase che stiamo attraversando richiede il massimo livello di vigilanza e coordinamento”, sottolinea il presidente dell’Ordine, Benedetto Neola. “La capacità di intervenire rapidamente sulla tracciabilità si è rivelata determinante per contenere il rischio”.
Parallelamente all’azione istituzionale, resta cruciale il ruolo dei cittadini nel prevenire il contagio, che avviene per via oro-fecale. Le raccomandazioni sono chiare e non derogabili: consumare molluschi solo dopo una cottura adeguata — almeno cinque minuti a 90 gradi — poiché la semplice apertura delle valve non garantisce l’eliminazione del virus; acquistare esclusivamente prodotti confezionati e tracciabili, dotati di etichettatura e bollo sanitario; evitare canali di vendita abusivi; mantenere una rigorosa igiene personale, a partire dal lavaggio delle mani; lavare accuratamente frutta e verdura, soprattutto se consumate crude.
Il messaggio che arriva dalla categoria è netto: la sicurezza alimentare è un presidio essenziale della salute pubblica. “I nostri professionisti – conclude Neola – hanno risposto ancora una volta con competenza e tempestività. La tutela dell’uomo, degli animali e dell’ambiente, così come la sicurezza dei prodotti di origine animale, rappresentano il cuore della nostra attività quotidiana”.
In un contesto in cui i numeri impongono prudenza, la strategia resta quella di sempre: prevenzione, controlli e responsabilità condivisa.
