A Shanghai nasce una nuova stella della Formula 1. Ventiquattr’ore dopo aver conquistato la pole position più precoce nella storia del Mondiale, Andrea Kimi Antonelli firma la sua prima vittoria in carriera con una prestazione da veterano: lucida, autorevole, quasi glaciale nella gestione dei momenti decisivi.
Il diciannovenne italiano controlla la gara sin dalle prime fasi, prima arginando la pressione delle Ferrari e poi neutralizzando il ritorno del compagno di squadra George Russell, che nel finale riesce a superare Lewis Hamilton e Charles Leclerc ma non trova lo spunto per avvicinarsi al leader. Il traguardo sancisce così la doppietta Mercedes e consegna ad Antonelli un successo storico: è la prima vittoria di un pilota italiano in Formula 1 da vent’anni, dall’ultima firmata da Giancarlo Fisichella con la Renault nel Gran Premio della Malesia del 2005.
Per il giovane emiliano è una giornata destinata a rimanere negli annali, coronata da una gestione impeccabile della gara e da una maturità sorprendente per chi si trova alla sua seconda stagione nel Circus.
Mercedes davanti a tutti, Ferrari in lotta interna
Alle spalle del vincitore, Russell completa la festa delle Frecce d’Argento. Il britannico, già protagonista nella Sprint del sabato, recupera terreno nella seconda metà di gara dopo una fase centrale meno incisiva, infilando prima Hamilton e poi Leclerc. Un recupero efficace ma tardivo: il vantaggio accumulato da Antonelli resta intatto fino alla bandiera a scacchi.
Il podio si chiude con Lewis Hamilton, che conquista il primo piazzamento tra i primi tre da pilota Ferrari in un Gran Premio. Il sette volte campione del mondo prevale su Charles Leclerc al termine di un duello acceso e combattuto in due fasi della corsa. Un confronto interno che non si vedeva da tempo in casa Ferrari e che lascia intravedere margini interessanti per il prosieguo della stagione.
Il risultato finale replica il copione già visto a Melbourne — doppietta Mercedes — ma con i ruoli invertiti e con il giovane Antonelli sul gradino più alto del podio. Russell, comunque, consolida la propria leadership nella classifica del Mondiale Piloti.
Bearman sorprende, Gasly brilla
Dietro ai quattro protagonisti della lotta per il podio, la gara offre altri spunti interessanti. Oliver Bearman porta la Haas motorizzata Ferrari a una brillante quinta posizione, confermando la crescita della squadra americana. Subito alle sue spalle chiude Pierre Gasly, sesto con l’Alpine-Mercedes al termine di una gara solida e priva di errori.
Settima posizione per Liam Lawson con la Racing Bulls, mentre l’ottavo posto va alla Red Bull del debuttante Isack Hadjar. Il francese riesce a risalire la classifica dopo un lungo nelle fasi iniziali mentre era in lotta proprio con Bearman.
La gara perde invece uno dei suoi protagonisti a nove giri dal termine: Max Verstappen è costretto al ritiro al 47° passaggio dei 56 previsti. L’olandese, autore di una seconda partenza complicata in due giorni, era comunque riuscito a recuperare terreno fino alla settima posizione prima dello stop.
Chiudono la zona punti Carlos Sainz con la Williams-Mercedes e Franco Colapinto su Alpine.
McLaren, domenica nera
Se per Mercedes è un giorno da incorniciare, per McLaren è l’esatto opposto. Lando Norris, campione del mondo in carica, e il compagno di squadra Oscar Piastri non prendono nemmeno parte alla gara. Le loro MCL40 vengono ritirate dalla griglia pochi minuti prima del via a causa di problemi tecnici — alla centralina nel caso di Norris.
Per Piastri, già fermato nel giro di formazione nel precedente appuntamento di Melbourne, la stagione mondiale deve ancora davvero cominciare.
La lista dei forfait si allunga ulteriormente con l’assenza al via di Gabriel Bortoleto, fermato da problemi alla sua Audi, e di Alexander Albon con la Williams.
Il giorno in cui è tornata l’Italia
Ma il Gran Premio di Cina resterà soprattutto il giorno in cui l’Italia è tornata a vincere in Formula 1. Vent’anni dopo Fisichella, il tricolore sventola di nuovo sul gradino più alto del podio grazie a un ragazzo di 19 anni che a Shanghai ha mostrato qualcosa di raro: talento, velocità e una sorprendente capacità di gestire la pressione.
Il Mondiale è ancora lungo, ma una cosa appare già chiara: Andrea Kimi Antonelli non è più soltanto una promessa. È già realtà.
