29 Aprile 2026, mercoledì
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Meloni al Senato prima del Consiglio europeo: “Ucraina decisiva per la stabilità del continente. Nessuna richiesta Usa sulle basi”

A Palazzo Madama la premier Giorgia Meloni espone la linea del governo sui principali dossier internazionali: dalla crisi in Iran al conflitto in Ucraina. “Serve unità europea, aggirare l’unanimità sarebbe un errore”. Nel pomeriggio replica alla Camera dei deputati.

È iniziata nell’aula del Senato la giornata parlamentare che precede il prossimo Consiglio europeo, appuntamento cruciale per definire la linea dell’Unione sulle grandi crisi internazionali. Davanti ai senatori, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha illustrato le priorità del governo italiano, affrontando uno dopo l’altro i dossier più delicati dello scenario globale: dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, fino alla recente escalation legata alla crisi con l’Iran.

L’intervento, pronunciato nell’emiciclo di Palazzo Madama, apre la consueta sequenza parlamentare che precede i vertici europei. Dopo il dibattito tra i gruppi e la replica della premier prevista intorno a mezzogiorno, l’Aula di Palazzo Madama sarà chiamata a votare le risoluzioni che definiranno il mandato politico del governo in vista del summit.

Nel pomeriggio lo stesso schema si ripeterà alla Camera dei deputati: interventi dei rappresentanti dei gruppi a partire dalle 16, replica della presidente del Consiglio attorno alle 18.30 e voto finale delle risoluzioni in serata.

Medio Oriente e Iran: “Una delle crisi più complesse”

Nel passaggio dedicato allo scenario mediorientale, Meloni ha sottolineato la delicatezza della fase internazionale, definendo la situazione nel Medio Oriente come «una delle crisi più complesse» attualmente sul tavolo della diplomazia globale.

La presidente del Consiglio ha invitato a evitare semplificazioni e a mantenere «serietà e responsabilità» nella gestione delle tensioni regionali, richiamando implicitamente anche il dossier legato all’Iran, che nelle ultime settimane è tornato al centro delle preoccupazioni internazionali.

Sul piano militare, Meloni ha voluto chiarire uno dei punti più sensibili del dibattito politico interno: «Non è arrivata alcuna richiesta da parte degli Stati Uniti per l’utilizzo delle basi italiane», ha affermato. Qualora dovesse arrivare una simile richiesta, ha aggiunto, «sarà il Parlamento a essere chiamato a decidere».

Ucraina: “Prestito Ue fondamentale per la sopravvivenza di Kiev”

Ampio spazio è stato dedicato alla guerra tra Russia e Ucraina, con un forte richiamo all’unità europea. Il nuovo prestito concordato a livello dell’Unione, ha spiegato Meloni, rappresenta «uno strumento fondamentale per la sopravvivenza dell’Ucraina».

La premier ha delineato con toni netti lo scenario che si aprirebbe in caso di crollo del governo di Kiev: «Un eventuale collasso comporterebbe danni incalcolabili per l’intera stabilità europea», ha avvertito, sottolineando come il sostegno occidentale resti un elemento decisivo nella tenuta del Paese.

Le tensioni nell’Ue e il nodo dell’oleodotto Druzhba

Un altro passaggio rilevante del discorso ha riguardato le tensioni interne all’Unione europea, emerse nelle ultime settimane attorno alla questione energetica. In particolare, Meloni ha fatto riferimento alle obiezioni sollevate da Ungheria e Slovacchia sulla gestione delle forniture petrolifere legate all’oleodotto Druzhba.

«Siamo di fronte a uno stallo che crea non poche difficoltà», ha riconosciuto la presidente del Consiglio. Secondo Meloni, la disputa richiede «una soluzione politica» e l’Italia è pronta a contribuire alla mediazione.

La linea del governo, tuttavia, resta chiara su un punto: non è accettabile aggirare le regole decisionali dell’Unione. «Non consideriamo praticabile superare il principio di unanimità», ha detto la premier, ribadendo la necessità di preservare l’equilibrio istituzionale europeo.

Il motivo è soprattutto strategico. «Un’Europa divisa», ha concluso Meloni, «è l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca».

Un messaggio politico rivolto tanto agli alleati europei quanto al Parlamento italiano, chiamato nelle prossime ore a ratificare la linea con cui Roma si presenterà al prossimo vertice dei leader dell’Unione.

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