3 Ottobre 2026, sabato
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Primotecs, la rabbia degli operai di Avigliana: “Promesse tradite, 158 famiglie sospese nel vuoto”

Presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento. Il M5S attacca Governo e Regione: interrogazione parlamentare e mobilitazione per salvare ammortizzatori e futuro industriale

– La produzione è ferma, i cancelli sono diventati una linea di resistenza. Alla Primotecs di Avigliana, in provincia di Torino, la vertenza industriale si trasforma in una battaglia simbolica che travalica i confini dello stabilimento: 158 lavoratori presidiano giorno e notte la fabbrica, mentre il futuro si accorcia improvvisamente, passando da una promessa di tutela fino a fine anno a una scadenza anticipata di pochi mesi.

Al centro dello scontro, la riduzione della cassa integrazione straordinaria per area di crisi complessa: prevista fino al 31 dicembre, ora limitata a giugno. Una decisione che, secondo il Movimento 5 Stelle, rappresenta un tradimento degli impegni istituzionali e un colpo durissimo per le famiglie coinvolte.

“Qui ci sono 158 persone che lottano per la dignità del loro lavoro. Non è accettabile essere presi in giro così dallo Stato”, si legge in una nota diffusa dal M5S, che ha partecipato al presidio con la deputata Chiara Appendino e il consigliere regionale Alberto Unia. Annunciata per oggi una mobilitazione davanti alla Regione e, sul piano istituzionale, un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Adolfo Urso di intervenire e richiamare alle proprie responsabilità il gruppo Mutares, proprietario del sito.

Il racconto che arriva dai cancelli è quello di una crisi che si consuma in più atti. Prima l’annuncio della chiusura, poi la prospettiva – almeno temporanea – di una protezione sociale che potesse garantire tempo e margini per individuare un acquirente. Infine, il dietrofront: la cassa integrazione accorciata, il tempo che si contrae, l’orizzonte che si oscura.

“La fabbrica è bloccata e i lavoratori sono in presidio permanente. Quando ti tolgono il futuro da sotto i piedi all’improvviso, non ti resta che fare scudo con il tuo corpo davanti ai cancelli”, ha scritto Appendino sui suoi canali social, trasformando la vertenza locale in una denuncia politica più ampia. Il caso Primotecs, infatti, viene indicato come emblema di una crisi sistemica: oltre 138 mila lavoratori sarebbero oggi coinvolti nei tavoli di crisi nazionali.

Un numero che pesa come un macigno e che, nella lettura dei pentastellati, racconta un Paese in cui le crisi industriali si moltiplicano mentre le risposte istituzionali appaiono frammentarie e spesso incoerenti. “Patti traditi e ministeri che gestiscono vite umane come semplici pratiche d’ufficio”, è l’accusa, rivolta non solo al ministro delle Imprese ma anche alla titolare del Lavoro Marina Calderone.

La richiesta è chiara: ripristinare gli impegni presi, garantire continuità agli ammortizzatori sociali e costruire una prospettiva industriale credibile per lo stabilimento. Perché, avvertono i lavoratori, senza interventi immediati tra due mesi 158 famiglie rischiano di trovarsi senza reddito e senza prospettive. Nel frattempo, il presidio continua. Non solo come forma di protesta, ma come ultimo baluardo contro quella che viene percepita come una doppia sconfitta: industriale e istituzionale. Una vertenza che, da Avigliana, interroga l’intero sistema Paese sulla capacità di mantenere le promesse e difendere il lavoro quando diventa più fragile.

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