29 Aprile 2026, mercoledì
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Ponte sullo Stretto, Salvini cambia passo: «Niente più scadenze mese per mese». Ma il 2026 resta l’anno-chiave

Dopo mesi di annunci e rinvii, il ministro dei Trasporti cambia registro: meno date e più prudenza. Ma tra Corte dei Conti, coperture finanziarie e ricorsi, il destino dell’infrastruttura più discussa d’Italia si gioca ora.

Ponte sì, ponte no. Da mezzo secolo la grande opera sullo Stretto di Messina oscilla tra entusiasmo politico e impasse amministrativi, tra progetti rilanciati e stop istituzionali. L’ultima puntata della lunga saga segna un cambio di tono: Matteo Salvini abbassa il volume degli annunci e accantona la strategia delle scadenze ravvicinate. «Non do più scadenze mensili», ha detto il ministro delle Infrastrutture intervenendo a LetExpo 2026, ospite di Bruno Vespa. «Spero che questo sia l’anno dell’avvio dei lavori».

È un passaggio che fotografa bene la fase attuale del progetto: un’opera simbolo, stimata in oltre 13,5 miliardi di euro, sospesa tra ambizione infrastrutturale, nodi contabili e un calendario che dipende più dai passaggi istituzionali che dalla volontà politica.

Il cambio di tono del ministro

Negli ultimi mesi il ponte è stato raccontato soprattutto attraverso countdown e promesse di imminenti cantieri. La scelta di Salvini di smettere con le scadenze mensili segna una ritirata tattica sul piano comunicativo. Il ministro continua a indicare il 2026 come anno decisivo, ma evita ormai di indicare date precise.

Il messaggio è duplice. Da un lato c’è l’auspicio politico di aprire i cantieri entro l’anno; dall’altro la consapevolezza che il percorso dell’opera è oggi determinato da una serie di passaggi amministrativi e giudiziari che sfuggono al controllo diretto della politica. Ricorsi, verifiche contabili e valutazioni ambientali sono diventati i veri arbitri del cronoprogramma.

Il nodo della Corte dei Conti

A cambiare la narrativa è stato soprattutto lo stop arrivato nell’autunno del 2025. A fine ottobre la Corte dei Conti ha rifiutato il visto di legittimità e la registrazione della delibera CIPESS n. 41/2025, il provvedimento che approvava il progetto definitivo del ponte e assegnava una parte rilevante delle risorse.

Una decisione tecnica ma con effetti pesanti: senza il visto contabile l’atto non diventa pienamente efficace, congelando di fatto l’avvio della fase operativa. I magistrati contabili hanno chiesto chiarimenti su diversi punti chiave.

Tra questi:

  • il modo in cui sono stati superati i rilievi sulla Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) attraverso la relazione IROPI, che giustifica opere ritenute di interesse pubblico prevalente;
  • la definizione delle coperture finanziarie e delle possibili variazioni economiche del progetto;
  • la valutazione delle alternative progettuali sotto il profilo ambientale.

Questioni tecniche, ma decisive. Perché da queste verifiche dipende la validità amministrativa dell’intero iter.

Il riassetto dei conti

Lo stop contabile ha avuto effetti immediati anche sul piano finanziario. Nella legge di bilancio per il 2026 una quota di risorse — circa tra 700 e 780 milioni di euro — è stata spostata più avanti nel calendario della spesa, fino al 2033.

Secondo la società Stretto di Messina non si tratta di un definanziamento ma di un semplice riallineamento temporale delle uscite, adeguato allo stato dell’iter. In altre parole: i soldi restano, ma la loro disponibilità viene adattata ai tempi reali del progetto.

Resta però aperto il tema più delicato: quanto potrà cambiare il costo complessivo dell’opera senza costringere a nuove gare o revisioni sostanziali del contratto.

Un progetto formalmente approvato ma ancora sospeso

Il progetto definitivo del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia era stato approvato dal CIPESS il 6 agosto 2025. La delibera includeva:

  • il programma complessivo delle opere;
  • gli esiti della Conferenza dei servizi;
  • le valutazioni ambientali della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente;
  • il piano economico-finanziario;
  • l’attestazione della copertura del fabbisogno, stimato in circa 13,5 miliardi di euro.

Quel via libera, tuttavia, è rimasto incompleto senza la registrazione della Corte dei Conti. Da qui la fase di stallo amministrativo che oggi impone al governo una revisione tecnica degli atti.

Sul fronte industriale, intanto, la macchina è pronta. Il contraente generale è il consorzio Eurolink guidato da Webuild, che nel 2023 ha nominato Gianni De Gennaro presidente del general contractor. La filiera delle imprese continua a dichiararsi pronta a partire non appena il quadro amministrativo sarà definitivamente sbloccato.

Il calendario possibile

Secondo i documenti della società Stretto di Messina successivi all’accordo di programma del 16 luglio 2025, il periodo tra il 2026 e il 2027 dovrebbe essere dedicato alle attività preliminari: fondazioni delle torri, ancoraggi e opere accessorie sui due versanti dello Stretto.

La costruzione dell’attraversamento vero e proprio — il ponte sospeso destinato a diventare il più lungo del mondo — arriverebbe solo nelle fasi successive del cantiere.

L’amministratore delegato Pietro Ciucci, il 10 febbraio 2026, ha ribadito l’obiettivo di avviare la fase realizzativa entro l’estate di quest’anno, respingendo l’idea di uno slittamento generale del progetto e ricordando che non esiste alcuna procedura d’infrazione europea sull’opera.

Lo scontro politico

Sul ponte continua però una battaglia politica durissima. Il Movimento 5 Stelle attacca frontalmente il governo. Il deputato Agostino Santillo parla di «ennesimo fallimento», sostenendo che la Ragioneria dello Stato avrebbe escluso nuovi finanziamenti pubblici per l’opera.

Secondo l’opposizione, se il progetto dovesse proseguire, il Ministero delle Infrastrutture dovrebbe trovare le risorse all’interno del proprio bilancio, sottraendole ad altri interventi su strade e ferrovie.

Nella lettura dei critici, il ponte sarebbe soprattutto un’operazione simbolica e propagandistica. Il governo, replicano invece i sostenitori del progetto, considera il collegamento stabile un tassello strategico per l’integrazione infrastrutturale del Mezzogiorno e per la rete europea dei trasporti.

L’anno della verità

Tra ricorsi, verifiche contabili e aggiustamenti finanziari, il ponte sullo Stretto continua a vivere nella sua dimensione più tipica: quella di un’opera sempre sul punto di partire.

Il 2026 potrebbe davvero diventare l’anno di svolta. Ma non per l’apertura immediata dei cantieri: piuttosto perché nei prossimi mesi si deciderà se il progetto riuscirà finalmente a superare gli ultimi ostacoli istituzionali oppure se la storia del ponte più discusso d’Italia dovrà aggiungere nuovi capitoli alla sua lunga telenovela.

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