15 Agosto 2026, sabato
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Violenza in scena per i social: pestaggi, minacce e sequestri, sgominato gruppo di giovani nel Reggino

Dalle chat ai video choc: “Se gli dai una coltellata questo diventa virale”. Cinque indagati tra i 20 e i 22 anni, vittime scelte tra i più fragili e un sistema di sopraffazione trasformato in spettacolo

La violenza non solo consumata, ma ostentata, ripresa e condivisa come fosse intrattenimento. È questo il tratto più disturbante dell’inchiesta che, all’alba di oggi, ha portato i Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro a eseguire cinque misure cautelari nei confronti di altrettanti giovani, di età compresa tra i 20 e i 22 anni. Un’indagine che restituisce l’immagine di un gruppo capace di trasformare la brutalità in linguaggio identitario, alimentato dalla ricerca di visibilità e consenso.

Tre degli indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre per altri due è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Palmi su richiesta della Procura della Repubblica guidata dal procuratore Emanuele Crescenti, arriva al termine di un’articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri della Stazione di Melicucco.

Il quadro accusatorio è pesante: associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, detenzione e fabbricazione di armi – comprese bottiglie incendiarie – fino all’uccisione di animali. Ma al di là delle imputazioni, è la dinamica dei fatti a delineare un contesto di allarme sociale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe agito con modalità sistematiche, individuando come bersagli persone vulnerabili, sottoposte a una sequenza reiterata di violenze fisiche e psicologiche. Non episodi sporadici, ma un vero schema di dominio, costruito attraverso intimidazioni, umiliazioni e aggressioni, capace di generare un diffuso clima di paura.

Tra gli episodi più gravi emerge l’irruzione nell’abitazione di una vittima: fingendosi appartenenti al N.A.S., alcuni indagati avrebbero inscenato un controllo, immobilizzando l’uomo e ammanettandolo al letto. A quel punto sarebbero scattati il pestaggio e le minacce, con una pistola puntata alla tempia, nonostante le suppliche della vittima.

Decisivo, per la ricostruzione dei fatti, il materiale multimediale sequestrato. Video e immagini documentano pestaggi, vessazioni e atti degradanti, spesso accompagnati da risate, incitamenti e frasi che rivelano una totale assenza di freni morali. La violenza, in questo contesto, diventa strumento di affermazione interna al gruppo e mezzo di esibizione verso l’esterno.

L’indagine ha inoltre fatto emergere un’escalation di comportamenti sempre più pericolosi: aggressioni con materiale incendiario e petardi, raggiri ai danni di soggetti fragili, atti intimidatori anche in luoghi pubblici e la realizzazione di ordigni artigianali poi fatti esplodere in aree isolate.

Per lungo tempo, le vittime sarebbero rimaste in silenzio, schiacciate dalla paura di ritorsioni e dal peso dell’umiliazione. In alcuni casi, avrebbero modificato radicalmente le proprie abitudini di vita, fino a isolarsi completamente. Solo l’intervento dei Carabinieri ha consentito di spezzare questa spirale e far emergere un sistema di violenza radicato.

Dalle chat e dai contenuti acquisiti emergono anche profili di particolare pericolosità: gli indagati esibivano armi, tra fucili e pistole, e utilizzavano un linguaggio riconducibile a logiche di controllo del territorio. Documentati, inoltre, episodi di vandalismo ai danni del patrimonio pubblico.

A rendere ancora più inquietante il quadro è la totale assenza di empatia: in uno dei video sequestrati, il gruppo si accanisce con crudeltà su un animale, a conferma di una deriva che travalica ogni limite.

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati resta valido il principio di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.

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