Il Monte dei Paschi di Siena si prepara a voltare pagina. Luigi Lovaglio, l’amministratore delegato chiamato a guidare la banca nel delicato cantiere del risanamento, sarebbe ormai a un passo dall’esclusione dalla lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione. L’ufficialità è attesa nelle prossime ore, ma le indiscrezioni circolate nel pomeriggio – rilanciate da più agenzie, tra cui Radiocor – hanno già prodotto effetti tangibili sul mercato e sugli equilibri interni all’istituto.
A Siena si consuma così un passaggio che ha il sapore di una svolta, non solo manageriale ma anche politica, in vista dell’assemblea del 15 aprile chiamata a rinnovare i vertici e il board della banca più antica del mondo.
Mps al tappeto a Piazza Affari
La reazione della Borsa è stata immediata. Il titolo di Monte dei Paschi di Siena ha perso oltre il 4% a Borsa Italiana, segnale di un mercato che teme l’apertura di una nuova fase di incertezza proprio mentre l’istituto sembrava aver ritrovato una traiettoria di stabilità dopo anni di crisi, ricapitalizzazioni e interventi pubblici.
Il dossier sul tavolo è quello del rinnovo del cda: una partita delicatissima, che intreccia governance, assetti azionari e prospettive industriali. Secondo quanto filtra, la decisione di non inserire Lovaglio nella lista sarebbe maturata nella tarda serata di martedì, al termine di una riunione fiume del Comitato nomine.
I contrasti tra soci e il nodo Mediobanca
Alla base della scelta ci sarebbero tensioni mai sopite con alcuni soci di peso, a partire da Francesco Gaetano Caltagirone, e le ombre legate all’indagine sulla tentata scalata a Mediobanca. Proprio quell’operazione – che vede coinvolti, oltre a Lovaglio, lo stesso Caltagirone e Francesco Milleri di Delfin – avrebbe pesato nella valutazione finale.
Il Comitato nomine avrebbe motivato l’esclusione con l’esigenza di preservare l’immagine e la stabilità della banca in una fase in cui la credibilità sul mercato resta un asset fondamentale. La presenza di un’indagine, seppur in corso e tutta da chiarire, rappresenterebbe un elemento di fragilità in un momento chiave per il rilancio dell’istituto.
Una decisione maturata nella notte
Il Comitato, guidato da Domenico Lombardi, ha lavorato fino a tarda sera per definire l’elenco dei venti candidati da sottoporre al consiglio di amministrazione presieduto da Nicola Maione. L’obiettivo era chiudere la lista in tempo per la riunione convocata oggi, 4 marzo, che dovrà esaminare e approvare i nomi da presentare all’assemblea.
Secondo quanto emerge, la riconferma di Lovaglio sarebbe stata oggetto di un confronto serrato. Da un lato i risultati conseguiti sotto la sua gestione, dall’altro le frizioni interne e le ricadute reputazionali dell’inchiesta. Alla fine, avrebbero prevalso le perplessità.
La corsa alla successione
Con l’uscita di scena dell’attuale ceo si apre ora il capitolo più delicato: la scelta del successore. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza figurano tre profili di peso nel panorama finanziario italiano.
Il primo è quello di Corrado Passera, banchiere di lungo corso ed ex ministro dello Sviluppo economico, già alla guida di importanti gruppi bancari. Il secondo è Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Acea ed ex numero uno di Cassa Depositi e Prestiti, manager con esperienza nella gestione di grandi partecipate pubbliche. Infine Carlo Vivaldi, già responsabile dell’Europa orientale per UniCredit, profilo internazionale con solida esperienza nel corporate banking.
La scelta del nuovo vertice non sarà neutrale: segnerà l’orientamento strategico dei prossimi anni, tra ipotesi di aggregazioni, consolidamento interno e rapporti con i grandi azionisti.
Una fase decisiva per Siena
Per Mps si apre dunque una fase di transizione carica di incognite. Dopo anni di emergenza e un faticoso ritorno alla redditività, la banca è chiamata a dimostrare di saper gestire il cambio di leadership senza scossoni. Il mercato, intanto, osserva e giudica.
L’assemblea del 15 aprile non sarà una formalità. Sarà il banco di prova di nuovi equilibri tra soci e della capacità dell’istituto di archiviare definitivamente le turbolenze del passato. Con o senza Lovaglio, la sfida resta la stessa: consolidare il risanamento e ritrovare una piena centralità nel sistema bancario italiano.
