4 Aprile 2026, sabato
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Sicurezza, allarme organici nell’Arma: “Mancano oltre 10 mila carabinieri, così l’operatività è a rischio”

Il comandante generale Salvatore Luongo lancia l’allarme all’apertura dell’anno accademico della Scuola ufficiali carabinieri: carenza dell’8,5% rispetto alla pianta organica. Allo studio una riserva volontaria per tamponare l’emergenza senza intaccare il turn over.

Diecimila e duecento unità in meno. Un vuoto che pesa per l’8,5% sull’organico complessivo e che rischia di tradursi in un effetto domino sull’operatività quotidiana, sulla tenuta dei reparti e sulla presenza capillare sul territorio. È il quadro, tutt’altro che rassicurante, tracciato dal comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, intervenendo a Roma all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola ufficiali carabinieri.

Parole nette, prive di diplomazie: «Questo deficit condiziona le unità operative di tutte le organizzazioni funzionali», ha spiegato Luongo, sottolineando come il carico di lavoro sia «già molto rilevante e in tendenziale crescita». In altri termini, meno uomini e donne in divisa a fronte di richieste sempre più pressanti: controllo del territorio, contrasto alla criminalità organizzata, emergenze ambientali, sicurezza urbana, gestione dell’ordine pubblico, cybercrime. Un perimetro d’azione che si amplia, mentre le forze disponibili si assottigliano.

L’impatto sul territorio

La riduzione degli organici non è una questione meramente statistica. Incide sulla turnazione, sulle ferie, sui riposi, sulla possibilità di garantire pattuglie in numero adeguato, soprattutto nelle aree periferiche e nei piccoli centri, dove la stazione dei carabinieri rappresenta spesso l’unico presidio stabile dello Stato.

L’8,5% di scopertura equivale a un’intera provincia “mancante” in termini di forza lavoro. E in un sistema fondato sulla prossimità e sulla diffusione capillare delle stazioni, anche poche unità in meno per reparto possono tradursi in servizi ridotti, accorpamenti temporanei, straordinari che diventano strutturali.

Il comandante generale ha parlato di una situazione “grave”, lasciando intendere che il problema non sia più contingente ma strutturale. Il turn over ordinario non basta a colmare i vuoti generati dai pensionamenti e dall’uscita di personale esperto. Nel frattempo, le esigenze di sicurezza crescono, spinte anche da nuove minacce e da una domanda sociale sempre più esigente.

L’ipotesi della riserva volontaria

Per far fronte all’emergenza, l’Arma sta valutando l’introduzione di una nuova figura: il “carabiniere ausiliario della riserva volontaria”. Una soluzione che, nelle intenzioni, dovrebbe affiancare il personale effettivo con costi più contenuti e con modalità flessibili di impiego.

L’idea – ha precisato Luongo – non inciderebbe sulle capacità assunzionali legate al turn over, né sostituirebbe i concorsi ordinari. Si tratterebbe piuttosto di una forza complementare, attivabile anche attraverso richiami temporanei in servizio, soprattutto in situazioni di emergenza o in presenza di picchi operativi.

Non è un modello inedito. L’Arma guarda con attenzione alle esperienze di altre gendarmerie europee, dove la riserva rappresenta da tempo un bacino aggiuntivo di personale addestrato, pronto a essere mobilitato quando necessario. L’obiettivo è duplice: rafforzare l’organico senza appesantire la spesa strutturale e garantire continuità operativa senza stravolgere i meccanismi ordinari di reclutamento.

Tra sostenibilità e sicurezza

Il nodo, tuttavia, resta politico oltre che organizzativo. Perché la carenza di 10.200 unità non è soltanto un problema gestionale: chiama in causa le scelte di bilancio, le priorità del Paese, l’equilibrio tra rigore finanziario e investimento sulla sicurezza.

Nel frattempo, l’Arma continua a operare in prima linea, con reparti che reggono un ritmo serrato. Ma l’allarme lanciato dal vertice non lascia spazio a interpretazioni: senza un rafforzamento degli organici – strutturale o integrativo – il rischio è che l’efficienza complessiva ne risenta, con ricadute dirette sulla capacità di prevenzione e intervento.

La sfida, ora, è trovare una soluzione che tenga insieme sostenibilità economica, qualità del servizio e presidio del territorio. Perché dietro i numeri c’è una questione sostanziale: garantire sicurezza in modo efficace, continuo e visibile. E farlo con uomini e donne sufficienti a sostenere il peso di una domanda che non accenna a diminuire.

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