15 Agosto 2026, sabato
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La fuga dei talenti dissangua il Sud: ora serve un patto per restare

Dal rapporto SVIMEZ–Save the Children emerge un Mezzogiorno che investe nella formazione ma perde i suoi giovani migliori. La proposta: un’alleanza strutturale tra imprese, università e istituzioni per trasformare l’emigrazione in scelta e non in necessità.

A cura di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale ed Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL 

I dati dell’ultimo rapporto Svimez–Save the Children non sono semplici statistiche, ma il referto di un’emorragia che sta dissanguando il Mezzogiorno d’Italia. Eppure, nonostante la gravità del quadro, la politica sembra troppo spesso restare a guardare, rassegnata a un declino che appare ormai strutturale.

Siamo di fronte a un paradosso economico e sociale: famiglie e Stato investono risorse ingenti per formare i giovani, ma una volta qualificati questi ragazzi — competenti, innovativi e pronti a misurarsi con il mercato — diventano i nuovi emigranti del secolo. Non partono più con le valigie di cartone, bensì con lauree e master, trasferendo altrove un valore aggiunto stimato in 7,9 miliardi di euro l’anno. È un investimento a perdere: qui si sostiene il costo della formazione, altrove si incassano i benefici in termini di tasse, consumi e crescita.

La desertificazione delle idee

Un’economia moderna si fonda su startup, digitalizzazione e capacità di innovare le tradizioni. Se la “generazione del futuro” è costretta ad andarsene, il Sud rischia una progressiva desertificazione produttiva e culturale. Senza giovani, chi avvierà nuove imprese? Chi introdurrà l’innovazione necessaria a rendere competitive le nostre eccellenze? Intere aree del Paese rischiano di trasformarsi in semplici vivai di talenti, pronti per essere raccolti altrove.

Per invertire la rotta non bastano bonus temporanei. Serve un cambio di paradigma: politica, istituzioni, università, imprese, famiglie e società civile devono lavorare insieme, superando logiche autoreferenziali e piccoli interessi di parte. Fare squadra significa creare l’humus capace di attrarre investimenti e trattenere competenze.

In questo contesto, la Confederazione delle Imprese nel Mondo ha scelto di non restare spettatrice, avviando iniziative concrete a sostegno di imprese e startup, affinché diventino protagoniste di una nuova stagione di sviluppo.

Il manifesto per il futuro del Sud

Affinché il talento resti una risorsa del territorio e l’emigrazione torni a essere una scelta, la Confederazione propone un percorso articolato.

Un patto tra università e imprese
Superare l’autoreferenzialità attraverso un’alleanza stabile tra atenei e sistema produttivo. I percorsi formativi devono dialogare con il tessuto economico locale, così da creare profili professionali immediatamente valorizzabili sul territorio.

Un vero ecosistema per le startup
Non basta finanziare l’apertura di una partita IVA. Occorre costruire un sistema di mentoring, accompagnamento e networking internazionale. L’obiettivo è connettere le idee nate nel Sud con capitali e reti globali, consentendo alle imprese di crescere senza essere costrette a trasferirsi.

Il ritorno dell’investimento
Ogni euro speso per l’istruzione deve generare ricchezza anche a livello locale. Servono incentivi strutturali, non misure una tantum, per le aziende che assumono laureati under 35 residenti nel Mezzogiorno, trasformando il costo sociale della fuga in un volano di sviluppo.

Innovazione nella tradizione
Sostenere le imprese storiche nell’adozione di processi innovativi, valorizzando le competenze dei giovani laureati. Solo così il patrimonio del Made in Italy territoriale potrà rinnovarsi e restare competitivo.

Capovolgere la narrazione
È necessario smettere di raccontare il Sud come una terra da cui fuggire. Occorre promuovere storie di successo, modelli imprenditoriali virtuosi e opportunità concrete, affinché “restare” torni a essere una scelta di valore e non un ripiego.

Il Mezzogiorno non deve più essere percepito come periferia, ma come possibile hub di innovazione e creatività. Investire su chi intraprende oggi significa costruire il domani di tutti. L’emigrazione deve tornare a essere un’opportunità di crescita personale e internazionale, non una condanna dettata dall’assenza di alternative.

La sfida è aperta. È tempo di smettere di esportare il nostro futuro e iniziare, finalmente, a costruirlo insieme.

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