14 Luglio 2026, martedì
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Gigafactory cancellata, l’ira di Appendino a Termoli: “Una mazzata su 1.800 famiglie”

La deputata M5S davanti ai cancelli Stellantis: “Urso venga qui e risponda. Non è una crisi locale, è il fallimento della politica industriale nazionale”

Davanti ai cancelli dello stabilimento Stellantis di Termoli, il vento che arriva dall’Adriatico non attenua il clima di tensione. La cancellazione del progetto Gigafactory annunciata da ACC – la joint venture europea sulle batterie – è diventata il simbolo di una transizione industriale che rischia di lasciare macerie sociali.

«È una mazzata su 1.800 famiglie, sull’indotto e su un territorio che merita rispetto», attacca la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, componente della Commissione Attività Produttive, giunta in Molise insieme al consigliere regionale Roberto Gravina e ad altri esponenti pentastellati.

L’incontro con lavoratori e sindacalisti si trasforma in un atto d’accusa: «Questo progetto è deragliato perché il governo è stato complice, e Stellantis pure. Siamo qui per chiedere risposte, non promesse».

Il tavolo del 6 marzo e la richiesta al ministro

Nel mirino c’è il tavolo convocato a Roma per il 6 marzo. «Vogliamo la presenza del ministro e dell’azienda – incalza Appendino – e vogliamo risposte vere. La storia dei due motori non basta. Chi conosce questo stabilimento sa che serve molto di più».

Il riferimento è alla prospettiva, giudicata insufficiente, di nuove linee produttive legate a motori e cambi. «Teniamo il faro acceso su una vicenda gestita malissimo – prosegue – e il prezzo non possono pagarlo i lavoratori».

L’attacco si sposta direttamente sul ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: «Non può lavarsene le mani. È responsabile di questo stabilimento e di queste famiglie. Venga qui a dire se i suoi accordi con Stellantis hanno funzionato».

Secondo la deputata, la questione non è circoscritta al Molise. «È un tema nazionale: parliamo di filiere, di politica industriale, di migliaia di posti di lavoro. In tutta Europa le gigafactory si costruiscono. Se l’Italia vuole stare nella partita dell’elettrico, una gigafactory serve. E qui era stata promessa».

Transizione elettrica e vuoto strategico

Le parole di Gravina rafforzano il quadro: «Il presidente della Regione parla di contatti con altre aziende per sostituire i partner di Stellantis nel progetto ACC. Sarebbe positivo, ma al momento ci sono solo annunci. Nessun atto concreto».

Per il consigliere regionale, la verità è una: «Non c’è una prospettiva solida per lo stabilimento, se non i contentini di un nuovo motore e di un nuovo cambio».

Intanto, avverte, il mercato corre: «Assistiamo all’invasione dei produttori cinesi nell’elettrico, mentre in Italia manca una strategia industriale chiara. Le batterie – volenti o nolenti – saranno centrali nella produzione e commercializzazione dei veicoli elettrici. Rinunciare a produrle qui significa arretrare».

La fotografia è quella di un Paese sospeso tra annunci e rinvii, mentre la competizione globale accelera.

Il nodo sociale: contratti di solidarietà e stipendi ridotti

Appendino riporta il discorso sulle persone: «Devono pagare sempre le 1.800 persone che si sono fidate dello Stato? Oggi sono in contratto di solidarietà, non arrivano alla seconda settimana del mese. È colpa loro? Io penso di no».

La transizione industriale, qui, ha un volto preciso: operai con redditi ridotti, famiglie in bilico, un indotto che teme l’effetto domino. La cancellazione della Gigafactory non è soltanto un investimento mancato, ma un colpo alla credibilità delle istituzioni che avevano garantito una riconversione produttiva.

Il caso Lear: 374 famiglie in attesa

Il dossier Termoli si intreccia con un’altra vertenza seguita dal M5S, quella di Lear Corporation.

«La seguiamo da due anni, passo dopo passo», afferma Appendino. L’accordo del 29 dicembre avrebbe dovuto offrire una prospettiva a 374 famiglie, ma «a due mesi di distanza siamo davanti a uno stallo inaccettabile».

Nel mirino ci sono le aziende coinvolte nel piano di rilancio, tra cui Fipa Group: «Non è tollerabile che si trincerino dietro il silenzio mentre i lavoratori restano nell’incertezza».

Appendino ricorda che il progetto beneficia anche di risorse pubbliche – tra formazione e ammortizzatori sociali – e chiama in causa le istituzioni: «Regione Piemonte e Ministero devono pretendere tempi certi, trasparenza e la firma dell’accordo commerciale in tempi rapidi».

Una partita che supera i confini locali

Le due vertenze, tra Molise e Piemonte, raccontano una stessa fragilità: la difficoltà di accompagnare la trasformazione dell’automotive con una strategia coerente.

Il caso Termoli, con la Gigafactory sfumata, è diventato il banco di prova di una politica industriale che rischia di inseguire gli eventi invece di governarli.

La domanda che resta sospesa davanti ai cancelli dello stabilimento è semplice e pesante: l’Italia vuole essere protagonista nella filiera dell’elettrico o accontentarsi di un ruolo marginale?

Per ora, tra tavoli convocati e promesse da verificare, a pagare sono i lavoratori. E il tempo, nell’industria, non è una variabile neutra.

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