14 Luglio 2026, martedì
HomeMondoCronaca nel MondoRaid USA sull’Iran e risposta armata di Teheran, mentre Trump rilancia su...

Raid USA sull’Iran e risposta armata di Teheran, mentre Trump rilancia su blocco navale e negoziato

Cinque ore di bombardamenti americani colpiscono infrastrutture strategiche iraniane. Missili e droni di risposta scuotono il Golfo. Sullo sfondo, la partita politica di Trump tra pressione militare e apertura a un nuovo accordo.

Si è conclusa dopo cinque ore la massiccia offensiva aerea degli Stati Uniti contro l’Iran, una notte di bombardamenti che ha preso di mira alcuni dei principali snodi militari del Paese: Bushehr, Chabahar e Bandar Abbas. Un’azione annunciata e rivendicata politicamente da Donald Trump, che dalla Casa Bianca ha alternato toni muscolari e aperture tattiche, lasciando intravedere – almeno a parole – uno spiraglio per una futura intesa con Teheran.

Il presidente americano, pur confermando la linea dura, ha infatti rilanciato una provocazione agli alleati: «Voglio essere rimborsato dai Paesi che stiamo aiutando», ha dichiarato, sottolineando il costo strategico e finanziario dell’intervento. Parallelamente, ha ribadito che la pressione sull’Iran passerà da una combinazione di azioni militari e controllo delle rotte marittime, con un rinnovato progetto di blocco navale nello Stretto di Hormuz. Una mossa che segnerebbe un cambio di paradigma: non più Teheran, ma Washington stessa pronta a imporre una “tassa” sul traffico energetico nel Golfo Persico.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Attraverso la rete di alleati regionali, inclusi gli Houthi yemeniti, Teheran ha intensificato gli attacchi con missili e droni contro diversi Paesi del Golfo. Esplosioni sono state segnalate in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein, mentre due petroliere degli Emirati Arabi Uniti sono state colpite durante la navigazione.

Secondo la versione fornita dai Guardiani della rivoluzione, le navi sarebbero state prese di mira perché impegnate in una rotta «illegale e non autorizzata», ritenuta altamente rischiosa a causa della presenza di mine. Teheran accusa gli Stati Uniti di aver spinto le imbarcazioni lungo quel percorso, garantendone erroneamente la sicurezza e ignorando gli avvertimenti iraniani.

Particolarmente delicata la situazione in Bahrein, dove martedì mattina si è registrato un nuovo attacco in risposta ai raid americani. I pasdaran sostengono di aver colpito obiettivi sensibili legati alla presenza militare statunitense, inclusi depositi logistici, sistemi radar e strutture di comunicazione satellitare. Tra i bersagli indicati figura anche la Quinta Flotta della Marina USA, con danni segnalati a infrastrutture strategiche. Al momento, tuttavia, non risultano conferme indipendenti su vittime o distruzioni.

Sul piano diplomatico, lo scenario resta fluido ma incerto. Trump non ha escluso una ripresa del dialogo, ricordando come fino a pochi giorni fa fosse vicino un accordo poi naufragato per divergenze sui termini. «Non ho mai concluso che una soluzione negoziata non sia possibile», ha affermato, lasciando intendere che la pressione militare potrebbe essere funzionale a riaprire il tavolo.

Tra escalation militare e tentativi di mediazione, il Golfo Persico si conferma così epicentro di una crisi ad alta intensità, in cui la dimensione bellica e quella negoziale continuano a intrecciarsi senza trovare, per ora, un punto di equilibrio.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti