14 Luglio 2026, martedì
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Appendino sfida il sistema: “Voto ai sedicenni, tassa sui milionari e Costituzione come bussola”

La deputata M5S rilancia: “Allargare la democrazia e redistribuire la ricchezza”. Attacco alla destra: “Classista, protegge i più ricchi”

Allargare la democrazia partendo dai sedicenni, tassare i grandi patrimoni e rifondare il campo progressista attorno alla Costituzione. Chiara Appendino alza il livello dello scontro politico e, dalle pagine de Il Manifesto, mette in fila una piattaforma netta: inclusione, redistribuzione e rottura degli equilibri consolidati.

«La destra usa la legge elettorale per blindare il potere, noi vogliamo aprirlo», attacca la deputata del Movimento 5 Stelle, rivendicando la proposta di legge depositata a inizio legislatura per estendere il diritto di voto ai 16enni. Un cambio di paradigma che punta a sanare una contraddizione sempre più evidente: «Un sedicenne oggi studia, può lavorare, paga le tasse, ma non vota. È uno squilibrio che va corretto».

Per Appendino non è solo una battaglia simbolica, ma una scelta strategica sul futuro del Paese. «Nessuno ha più diritto di essere incluso di chi quel futuro se lo deve costruire», insiste, ribaltando la narrazione sulle nuove generazioni e indicando nelle mobilitazioni su ambiente, giustizia e pace la prova di una partecipazione già viva.

Il ragionamento si allarga poi al campo progressista, attraversato da divisioni profonde, soprattutto su riarmo e politica estera. Su questo terreno il M5S marca la distanza da Bruxelles: «Siamo orgogliosamente all’opposizione della Commissione von der Leyen, che ha imboccato una strada bellicista».

Ma è proprio nelle fratture che Appendino individua la possibile ricomposizione: «La bussola è la Costituzione». Un richiamo diretto, in particolare, all’articolo 3 e al principio di uguaglianza come fondamento di una nuova proposta politica. Un “patriottismo costituzionale” che oggi, sottolinea, assume un valore quasi sovversivo: «Significa dare voce a chi non ce l’ha».

È lì che si gioca la partita: tra chi si sente lasciato indietro, tra gli operai schiacciati da una politica industriale inefficace, tra chi rinuncia alle cure perché non può permettersele. «Dobbiamo parlare a quel Paese che non si sente più rappresentato», afferma, indicando la necessità di intercettare la rabbia sociale e trasformarla in proposta.

Sul terreno economico e fiscale, l’affondo diventa ancora più diretto. «Dietro la paura verso la millionaire tax c’è un disegno politico da parte di un governo classista. Vogliono spaventare parlando dei risparmi della gente comune, ma mentono. Stanno solo proteggendo una casta, quella dei più ricchi», accusa Appendino, evocando la “lotta di classe al contrario” teorizzata da Luciano Gallino, «quella dichiarata dall’1% della popolazione contro il restante 99%».

La proposta è chiara: colpire i grandi patrimoni per ridurre le diseguaglianze. «Bisogna combattere i privilegi dei superpaperoni in una logica di redistribuzione delle ricchezze, per questo parlo di millionaire tax». E respinge uno dei principali timori evocati dai critici: «Dove è stata introdotta non c’è stata alcuna fuga di capitali». Anzi, rilancia: «Se c’è qualcuno che sta scappando non sono i ricchi ma il ceto medio, i poveri e i giovani senza futuro».

Parole che arrivano alla vigilia della presentazione del libro “Tassare i milionari. Prendere ai ricchi per dare ai poveri” di Riccardo Staglianò, in programma lunedì 13 luglio alla Camera, e che segnano un ulteriore tassello nella strategia del Movimento 5 Stelle: unire inclusione politica e redistribuzione economica per riconquistare consenso in un Paese sempre più diseguale e disilluso.

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