Sarà l’Italia della resilienza e della rinascita a sfilare con il tricolore nell’atto conclusivo dei Giochi. Il CONI ha affidato a Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto l’onore di guidare la delegazione azzurra nella cerimonia di chiusura di Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, in programma domenica 22 febbraio alle 20 nella cornice monumentale dell’Arena di Verona.
Una scelta che unisce talento, carattere e simbolo. Perché Vittozzi e Ghiotto non rappresentano soltanto medaglie e podi: incarnano due percorsi diversi ma convergenti, segnati da ostacoli, delusioni e, infine, consacrazione olimpica.
Vittozzi, la forza del ritorno
Per la biatleta di Sappada, già campionessa olimpica nell’inseguimento femminile e argento nella staffetta mista, la nomina è la naturale prosecuzione di un cammino che sa di rivincita. La stagione 2024/2025 l’aveva vista ferma ai box per gravi problemi fisici, costretta a saltare l’intero inverno agonistico. Un’assenza pesante, che aveva fatto temere un ridimensionamento definitivo.
Il ritorno, invece, è stato da protagonista: competitiva in Coppa del Mondo, lucida nelle grandi occasioni, capace di salire due volte sul podio olimpico e ancora attesa alla mass start che chiuderà il programma femminile del biathlon. Una parabola che il CONI ha voluto premiare, riconoscendo in lei non solo la campionessa, ma il simbolo di una Nazionale che non arretra di fronte alle difficoltà.
«Essere nominata portabandiera per la cerimonia di chiusura a Verona è per me un motivo enorme di orgoglio – ha dichiarato Vittozzi –. In questa Olimpiade storica c’erano tanti atleti che meritavano questo ruolo. Il presidente Buonfiglio ha scelto me: sono senza parole, profondamente emozionata».
Ghiotto, dalla delusione al trionfo
Se quella di Vittozzi è la storia di un rientro, quella di Ghiotto è il racconto di una trasformazione nel giro di pochi giorni. Lo specialista delle lunghe distanze dello speed skating aveva vissuto un avvio amaro: fuori dal podio nei 10.000 metri, quarto nei 5.000, a un passo da una medaglia che sembrava possibile.
Poi la svolta. Nell’inseguimento a squadre maschile, insieme a Michele Malfatti e Andrea Giovannini, ha conquistato l’oro riportando l’Italia sul gradino più alto vent’anni dopo il trionfo di Torino 2006. Un successo che ha riscritto la narrazione dei suoi Giochi e lo ha proiettato nel ruolo di leader.
«La mia Olimpiade ha avuto una svolta negli ultimi giorni – ha raccontato Ghiotto –. Finirò in bellezza e non posso che essere felice. Ho saputo della scelta dal direttore sportivo Maurizio Marchetto appena uscito dal ghiaccio. Non mi era mai capitato di essere preso in considerazione per un evento così importante. Vedere il mio nome accanto a quello di una “regina” come Lisa è motivo di ulteriore emozione. Ringrazio il presidente Buonfiglio: è un riconoscimento che mi riempie di gratitudine».
L’ultima notte dei Giochi
La cerimonia del 22 febbraio promette spettacolo e solennità. L’Arena di Verona, icona millenaria e teatro naturale di grandi eventi, sarà il palcoscenico dell’addio a Milano-Cortina 2026. Attesi ospiti nazionali e internazionali, tra cui Achille Lauro e Gabry Ponte, per una serata che intreccerà sport, musica e celebrazione.
Ma al centro resterà l’immagine dei due azzurri con il tricolore tra le mani: Vittozzi e Ghiotto, volti diversi della stessa Italia sportiva. Un’Italia che cade, si rialza e, quando conta davvero, sa tornare a vincere.
