15 Luglio 2026, mercoledì
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La guerra delle due Regine

Duello di potere tra politica, media e finanza nell’Italia delle Regine

RIFLESSIONE

A cura di Gilberto Borzini

Lo scontro è serrato e feroce, in grado di spezzare l’attuale equilibrio partitico di governo. Come ai tempi di Elisabetta  I° e Maria Stuarda il conflitto tra Giorgia e Marina è senza esclusione di colpi.

Il primo scricchiolio avvenne all’inizio del sodalizio, quando Silvio il Vecchio, sorta di Re Lear di tempi meno cupi, scrisse su un foglietto, a favore di telecamere, cinque aggettivi inquietanti per la nuova Presidenza.
Fu maretta, scosse sotterranee, ma poco emerse agli occhi del pubblico.

Poi il Vecchio si spense, molti versarono coccodrillesche lacrime e spettò agli eredi definire chi avrebbe comandato su cosa.
Il minore sulla corazzata mediatica, la maggiore sulla portaerei finanziaria che controlla e governa anche il partito di minoranza.
Il minore a sviluppare l’impero nel continente, la maggiore a orientare le scelte di governo.
E fu allora che il conflitto esplose.

Ai primi dissapori, dalla corazzata mediatica partì il siluro Giambruno, provetto giornalista colpevole di eterosessualità arrembante, amante del threesome e forse oltre: insomma, lo ricordate.
All’attacco proveniente dalla Regina Marina rispose Regina Giorgia proponendo la tassazione degli extraprofitti di banche e assicurazioni, settore tutt’altro che indifferente agli interessi della Regina Marina che, per tramite dei suoi onorevoli vassalli, si oppose senza indugi.

Più diverse e divergenti le due Regine non potrebbero essere.
Austera e brianzola, Regina Marina cerca il dialogo con l’opposizione e occhieggia al Grande Centro con posizioni liberali; caciarona e borgatara, Regina Giorgia si morde la lingua, forzata com’è all’equilibrio cui Europa e finanza la obbligano, lei che con la superdestra ci andrebbe a nozze.

Caratteri diversi, obiettivi differenti, strumenti complementari: Regina Giorgia ha la maggioranza dei seggi, Regina Marina la maggioranza dell’audience.
Poco conta che, in regime di apparente armistizio, servili pennivendoli cartacei o televisivi, stipendiati dalla Regina Marina e infetti da leccaculismo congenito e compulsivo, persistano nell’incensare l’operato del governo, rendendo con il loro vassallaggio illeggibili gli stampati e inguardabili i programmi: il conflitto è aspro.

Ai siluri della Marina rispondono gli assalti della Decima Mas, motosiluranti sommergibili e silenziosi, capaci di affondare portaerei in rada come fossero merluzzetti.
Si scompongono gli equilibri e il gioco allo scoperto deve emergere all’evidenza.

Giorgia punta a un rafforzamento a destra, magari sottraendo voti ed energia agli alleati meno subalterni; Marina punta al centro e ricorda che è giunto il tempo di rinnovare gli esponenti del partito che finanzia e, magari con il rinnovo, anche la maggioranza.

Neppure il tempo di finire il ragionamento che dal nulla spunta Corona, pasdaran del web che non simpatizza certo per i Dem e produce centinaia di migliaia di visualizzazioni: Corona assalta Signorini e, con quello, l’intero modello organizzativo della corazzata televisiva.
Apriti cielo! Guai a toccare il Grande Bordello, altrimenti saltano gli equilibri.

Il confronto è divenuto aperto conflitto.
Le due Regine lottano per il potere assoluto e si dice, si mormora, si rumoreggia del prossimo palesarsi di Marina tra i candidati alle tornate elettorali, assumendo il diretto controllo del partito che da sempre foraggia.

Sarà battaglia senza esclusione di colpi, con l’unico risultato certo di mandare in frantumi equilibri delicati e correnti: o il ritorno a modelli di governo da Prima Repubblica, con un centro a maggioranza variabile secondo necessità, qualora vinca Marina, oppure il trascinamento della nazione verso una emergente forma di democratura, tanto cara agli europei, nel caso si affermi Giorgia.

Qui, intanto, si fa scorta di popcorn.

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