14 Luglio 2026, martedì
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Consob senza presidente, il Pd attacca il Governo: “Basta meline, serve una guida stabile per i mercati”

Misiani denuncia lo stallo dopo la scadenza del mandato di Paolo Savona: “L’Authority affronta sfide decisive mentre la maggioranza resta paralizzata dai veti interni. Un danno per la credibilità del Paese”

La Consob si trova davanti a una fase cruciale per il futuro della finanza italiana, ma continua a operare senza un presidente titolare. A sollevare il caso è il senatore Antonio Misiani, responsabile Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture nella segreteria nazionale del Partito democratico, che punta il dito contro l’immobilismo del Governo sulla scelta del successore di Paolo Savona.

“L’incontro annuale della Consob con il mercato finanziario, svolto oggi sotto la guida della presidente vicaria Chiara Mosca, ha reso evidente una contraddizione non più sostenibile”, afferma Misiani, riconoscendo alla numero uno facente funzione “serietà ed equilibrio” nella gestione dell’istituzione. Il problema, però, secondo il parlamentare dem, resta politico: “Un’autorità chiamata ad affrontare passaggi decisivi per il sistema finanziario nazionale ed europeo non può restare priva di una guida pienamente legittimata”.

Il mandato di Paolo Savona è terminato l’8 marzo scorso e da allora sono passati oltre quattro mesi senza una nomina definitiva. Un’attesa che, secondo Misiani, rischia di trasformarsi in un problema di reputazione internazionale per l’Italia, soprattutto in un momento in cui i mercati guardano con attenzione alla capacità del Paese di garantire stabilità e continuità nelle proprie istituzioni di vigilanza.

Sul tavolo della Consob, infatti, ci sono dossier di peso. Dal processo di consolidamento del settore bancario italiano, con il possibile riassetto di alcuni grandi gruppi, fino all’applicazione delle nuove regole europee sulla finanza digitale, l’Authority è chiamata a esercitare un ruolo centrale in una fase di profonde trasformazioni.

Per il senatore del Pd, affidarsi ancora a una gestione ad interim non sarebbe sufficiente: “Una guida vicaria, per quanto autorevole, non può sostituire una presidenza pienamente operativa quando sono in gioco decisioni strategiche per imprese, investitori e risparmiatori”.

La critica di Misiani si concentra soprattutto sulle dinamiche interne alla maggioranza di governo: “La Consob non può diventare terreno di trattativa negli equilibri politici della destra. I veti incrociati stanno bloccando una scelta che dovrebbe avere come unico criterio il profilo tecnico e istituzionale del candidato”.

L’appello rivolto all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è dunque quello di accelerare e chiudere rapidamente la partita: “Il Governo indichi un successore di alto profilo, attraverso una procedura trasparente, e restituisca alla Consob la piena funzionalità della sua governance”.

Una richiesta che riapre il dibattito sulla necessità di garantire autonomia e continuità alle autorità indipendenti. In un contesto finanziario segnato da nuove sfide regolatorie, transizione digitale e possibili operazioni straordinarie nel comparto bancario, la partita della Consob non riguarda soltanto una nomina, ma la credibilità complessiva del sistema Italia sui mercati.

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