Quasi millecinquecento giorni di guerra nel cuore del continente europeo e una linea che, per Bruxelles, resta immutata: aumentare la pressione economica e politica su Mosca. La Commissione europea ha annunciato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, un nuovo giro di vite che colpisce settori chiave dell’economia russa – dall’energia alla finanza, fino al commercio – con l’obiettivo dichiarato di indebolire la macchina bellica del Cremlino e ridurre le capacità di sostegno all’invasione dell’Ucraina.
A presentare le nuove misure è stata la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che ha illustrato un pacchetto ampio e mirato. Nel mirino finiscono innanzitutto venti istituti bancari russi, colpiti per limitare ulteriormente l’accesso ai mercati finanziari e ai capitali internazionali. Ma l’attenzione di Bruxelles si concentra soprattutto sul settore energetico, vero polmone dell’economia russa: saranno sanzionate diverse raffinerie colpite dai recenti raid ucraini, con una misura pensata per impedire il coinvolgimento di operatori europei nelle attività di riparazione e manutenzione degli impianti.
Non solo. Le nuove restrizioni riguarderanno anche società attive nella prospezione, nella trivellazione e nel trasporto del petrolio, rafforzando il perimetro delle sanzioni già esistenti. Un capitolo centrale del pacchetto è poi dedicato al contrasto dell’elusione: Bruxelles punta a chiudere le falle che negli ultimi mesi hanno consentito a Mosca di aggirare i divieti, anche attraverso Paesi terzi.
Sul tavolo c’è inoltre una modifica delle regole sul tetto massimo al prezzo del petrolio russo, il cosiddetto price cap. Secondo von der Leyen, l’aggiornamento del meccanismo dovrebbe consentire in prospettiva l’introduzione di un divieto totale dei servizi marittimi legati al trasporto del greggio, una mossa che avrebbe un impatto significativo sulle esportazioni energetiche russe.
Nel suo intervento, la presidente della Commissione ha voluto anche inquadrare il nuovo pacchetto nel contesto militare del conflitto. La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, ha ricordato, “raggiungerà presto i 1.500 giorni”. E i numeri, ha sottolineato, raccontano una realtà diversa dalla narrazione del Cremlino: nell’ultimo anno le forze russe hanno avanzato in media tra i 15 e i 70 metri al giorno, conquistando complessivamente appena lo 0,8% del territorio ucraino, a fronte di quello che von der Leyen ha definito “il tasso di vittime più alto mai registrato in un’offensiva militare dalla Seconda guerra mondiale”.
Da qui l’appello ai Ventisette ad accelerare i tempi e ad approvare rapidamente il nuovo pacchetto, idealmente entro il 24 febbraio, data simbolica che segna il quarto anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. “Sarebbe un segnale forte”, ha spiegato la presidente della Commissione, “per ribadire che il nostro impegno a favore di un’Ucraina libera e sovrana è incrollabile. Anzi, se possibile, diventa ogni giorno, ogni mese, ogni anno più forte”.
Un messaggio politico chiaro, che conferma come, a quasi quattro anni dall’inizio del conflitto, l’Unione europea continui a considerare le sanzioni uno degli strumenti centrali della propria strategia nei confronti di Mosca.
