L’inflazione resta il perno attorno a cui ruotano mercati e politiche monetarie. È questa la fotografia scattata dall’outlook settimanale di Allianz Global Investors, secondo cui l’evoluzione dei prezzi sarà determinante per orientare le prossime decisioni delle principali banche centrali. A sottolinearlo è Sean Shepley, Senior Economist, che evidenzia come negli ultimi mesi gli investitori abbiano progressivamente ricalibrato le proprie aspettative, anche alla luce delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran e del loro impatto potenziale sull’inflazione.
Dall’energia ai tassi: la prima reazione dei mercati
In una fase iniziale, l’attenzione si è concentrata sull’inflazione complessiva, in particolare sugli effetti derivanti dall’aumento dei prezzi energetici. Le banche centrali più sensibili agli scostamenti rispetto ai target – su tutte la Banca centrale europea – sono finite sotto i riflettori. Gli scenari elaborati dalla BCE hanno alimentato le aspettative di tassi più elevati, ipotizzando un possibile trasferimento delle pressioni energetiche anche sull’inflazione core. A rafforzare questa visione ha contribuito la percezione di una BCE pronta ad agire con rapidità, intervenendo non appena i segnali inflazionistici lo avessero richiesto.
Federal Reserve, cambio di passo con Warsh
Successivamente, l’attenzione dei mercati si è spostata oltreoceano, con l’avvicendamento alla guida della Federal Reserve e l’avvio del mandato del nuovo presidente Kevin Warsh. Il suo orientamento marcatamente focalizzato sulla stabilità dei prezzi ha rafforzato le attese di una politica monetaria più restrittiva nel breve termine, accompagnata da una minore propensione a fornire indicazioni anticipate. Un cambio di stile che, secondo AllianzGI, renderà i mercati ancora più dipendenti dai dati macroeconomici, in particolare da quelli su inflazione e mercato del lavoro.
BCE più prudente: spazio all’attesa
Nella fase più recente, il focus si è progressivamente spostato sull’inflazione core e sulla necessità di evidenze più solide. Il calo dei prezzi dell’energia, favorito dal cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, insieme a dati di inflazione dell’Eurozona inferiori alle attese, ha aperto la strada a un atteggiamento più attendista da parte della BCE. Secondo Shepley, l’istituto di Francoforte potrebbe rinviare qualsiasi intervento sui tassi, preferendo attendere la riunione di settembre per valutare con maggiore chiarezza il quadro macroeconomico.
Stati Uniti: inflazione core ancora sotto osservazione
Diverso il quadro negli Stati Uniti, dove la persistenza di un’inflazione core elevata, unita all’approccio più restrittivo della nuova leadership della Fed, mantiene alta l’attenzione sui dati in arrivo nei mesi estivi. A sostenere la dinamica dei prezzi contribuiscono diversi fattori: dagli effetti dei dazi introdotti lo scorso anno alla solidità dell’economia americana, fino alle tensioni nelle catene di approvvigionamento e al forte ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale. In particolare, gli investimenti in data center, energia e capacità di calcolo stanno esercitando pressioni aggiuntive. Per AllianzGI, sarà cruciale osservare un rallentamento più deciso dell’inflazione per evitare ulteriori strette monetarie.
Il calendario dei dati: settimana chiave per i mercati
Il flusso di dati in arrivo sarà dominato dalle indicazioni sull’inflazione. Negli Stati Uniti, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) di giugno rappresenta l’appuntamento più atteso, con il mercato degli inflation swap che prevede un rallentamento dal 4,2% al 3,8% su base annua. In agenda anche i prezzi alla produzione, fondamentali per la costruzione dell’indice PCE, riferimento della Fed per l’obiettivo di inflazione. A completare il quadro contribuiranno le vendite al dettaglio, il sondaggio della Fed di Philadelphia, i dati sul mercato immobiliare e l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan.
Uno sguardo globale: Eurozona, Cina, UK e Giappone
Sul fronte europeo, la pubblicazione finale dell’IPCA di giugno dovrebbe confermare un rallentamento dell’inflazione, con il dato complessivo al 2,8% e quello core al 2,4%. Attesi anche i dati su produzione industriale e commercio. In Cina, riflettori puntati sul PIL del secondo trimestre, insieme a produzione industriale e vendite al dettaglio. Nel Regno Unito, il focus sarà sul PIL mensile e sulla sua composizione, con segnali di debolezza nella produzione industriale. Infine, in Giappone, sono attesi aggiornamenti su produzione industriale, ordini di macchinari e indice Reuters Tankan non manifatturiero, utili per misurare il sentiment delle imprese.
In un contesto globale ancora incerto, una variabile appare sempre più chiara: sarà l’inflazione, ancora una volta, a dettare tempi e direzioni delle scelte monetarie, confermandosi la vera bussola dei mercati finanziari.
