Integrare i fattori ESG nella costruzione di portafoglio è oggi una priorità per molti investitori, ma farlo in modo efficace richiede ben più di un approccio standardizzato. La loro rilevanza, infatti, non è uniforme: cambia sensibilmente a seconda dei settori e dei mercati di riferimento. È questa la conclusione centrale di un’analisi firmata da Patrick O’Connell, CFA, Director Responsible Investing Portfolio Solutions and Research, John Huang, CFA, Director of Responsible Investments, Data and Technology Responsibility, ed Erin Bigley, CFA, Chief Responsibility Officer di AllianceBernstein. Un lavoro che mette in guardia da letture semplificate: per cogliere davvero l’impatto dei fattori ESG sulla performance di un portafoglio serve un esame approfondito, capace di andare oltre i meri punteggi.
Attribuzione fattoriale: cosa raccontano i dati storici
Il punto di partenza dello studio è l’attribuzione di performance su base fattoriale, costruita utilizzando i rendimenti storici. Una metodologia che consente di individuare in che misura i fattori ESG abbiano contribuito ai risultati passati, sia a livello settoriale sia sull’intero universo investibile, in ambito azionario e obbligazionario. Da questa analisi emerge come alcuni fattori possano risultare finanziariamente rilevanti per tutte le imprese di un mercato, indipendentemente dal settore di appartenenza.
Infortuni sul lavoro e sanzioni: segnali da non ignorare
Un esempio emblematico riguarda il tasso totale di infortuni registrabili (TRIR), che misura il numero di infortuni o malattie sul lavoro. Suddividendo i titoli dell’MSCI All Country World Index in quintili in base al TRIR e confrontandone l’andamento con quello dell’indice su un orizzonte di 14 anni, AllianceBernstein ha rilevato una dinamica chiara: le società con un TRIR elevato hanno sistematicamente sottoperformato il mercato, mentre quelle con livelli più contenuti hanno ottenuto risultati migliori.
Una relazione analoga emerge analizzando le sanzioni sociali – ammende amministrative comminate dalle autorità di vigilanza per violazioni delle norme su salute e sicurezza o per pratiche anticoncorrenziali – che si sono rivelate particolarmente rilevanti nel comparto obbligazionario, incidendo sul profilo di rischio e sui rendimenti.
Quando i risultati sorprendono (e perché serve la ricerca fondamentale)
Tra i fattori ESG che mostrano una rilevanza trasversale figurano anche la durata del mandato degli amministratori delegati e il turnover dei dipendenti. Tuttavia, l’attribuzione fattoriale può restituire anche evidenze inattese, talvolta controintuitive. «Abbiamo osservato che le imprese con informative ESG più dettagliate tendono a sovraperformare quelle con disclosure scarse o assenti, indipendentemente dalla qualità effettiva delle pratiche ESG», spiegano O’Connell, Huang e Bigley.
È proprio qui che emerge il limite dell’analisi puramente quantitativa. Secondo i manager di AllianceBernstein, la sola attribuzione di performance su base fattoriale non basta: deve essere affiancata da una solida ricerca fondamentale, in grado di interpretare i dati e di inserirli nel corretto contesto industriale e competitivo.
Oltre i database ESG: misurare ciò che conta davvero
La ricerca fondamentale consente, ad esempio, di comprendere come un TRIR elevato possa incidere sulla produttività sia in modo diretto – attraverso le ore di lavoro perse – sia indiretto, alimentando una cultura aziendale in cui i lavoratori si sentono meno sicuri e quindi meno motivati. Ma soprattutto permette di superare l’approccio generico tipico di molti database ESG di terze parti, favorendo una misurazione proprietaria dei fattori davvero rilevanti per ciascun settore.
Così, le emissioni di carbonio possono essere valutate in miglia per gallone per le case automobilistiche, in miglia passeggero per le compagnie aeree o in tonnellate di cemento prodotte per le imprese dei materiali da costruzione. Allo stesso modo, nel settore estrattivo l’analisi può concentrarsi sui rischi legati alle dighe di contenimento degli sterili, inserendoli in un quadro più ampio che include la gestione delle risorse idriche e dei materiali pericolosi.
Il messaggio finale è chiaro: i fattori ESG possono fare la differenza nella performance, ma solo se letti con le lenti giuste. E quelle lenti, per AllianceBernstein, sono fatte di dati, competenza settoriale e ricerca fondamentale.
