3 Luglio 2026, venerdì
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Vigilanza Rai, dimissioni a catena: Commissione svuotata dopo due anni di paralisi

Opposizione e maggioranza lasciano l’organismo parlamentare tra accuse incrociate. Floridia: “Segnale inevitabile”. Sullo sfondo lo stallo sulla presidenza e il monito di Mattarella

Uno strappo senza precedenti scuote la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai: prima le dimissioni in blocco dell’opposizione, poi — a stretto giro — quelle dei componenti di maggioranza. L’organismo deputato al controllo del servizio pubblico radiotelevisivo si svuota così dei suoi membri, certificando una crisi istituzionale che si trascina da quasi due anni e che ora esplode apertamente.

A innescare la rottura è stata la decisione dei gruppi di opposizione di abbandonare i lavori della Commissione, denunciando uno stallo ormai insanabile. Con loro ha lasciato anche la presidente Barbara Floridia (M5s), che ha parlato di una scelta “sofferta ma necessaria”. Il punto di rottura, spiegano, è stato raggiunto dopo mesi di sedute disertate dai rappresentanti del centrodestra e di attività di fatto azzerate.

Al centro del conflitto, la mancata elezione del presidente della Rai. Dal ottobre 2024 la carica resta vacante: la designazione di Simona Agnes, indicata in quota Forza Italia, non ha mai raggiunto il quorum dei due terzi richiesto dalla legge. Un’impasse che ha paralizzato non solo il vertice aziendale, ma anche la stessa Commissione di Vigilanza, incapace di esercitare le proprie funzioni di controllo.

Il malfunzionamento dell’organismo era stato stigmatizzato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nelle scorse settimane aveva parlato di una situazione “non accettabile”, sottolineando come il servizio pubblico non possa restare privo di un assetto pienamente operativo per un periodo così prolungato. I numeri danno la misura della paralisi: negli ultimi diciotto mesi la Commissione si è riunita una sola volta, il 25 marzo scorso, per ascoltare l’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Nel suo messaggio pubblico, Floridia ha rivendicato la necessità di un gesto forte: “Restare e denunciare non è servito. Manca un anno alle elezioni e servirebbe una Commissione attiva e vigile. Non sono disposta ad assistere impotente al sistematico blocco delle audizioni richieste dalle opposizioni, respinte per evitare domande e accountability”. Parole che fotografano una frattura politica ormai insanabile.

Le dimissioni sono state formalizzate anche in una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. I parlamentari parlano di “extrema ratio” di fronte a un “punto di non ritorno”, accusando la maggioranza di aver “svilito il ruolo della Commissione” e di aver inflitto “un durissimo colpo alla Rai”. Nel mirino, l’indicazione di un presidente “a dispetto del quadro normativo e del buonsenso”, definita una forzatura che avrebbe portato a un vero e proprio “sequestro politico” dell’organo.

Ma la lettura della crisi viene immediatamente ribaltata dal centrodestra, che reagisce con dimissioni speculari e accuse altrettanto dure. Secondo i rappresentanti della maggioranza, sarebbe stata l’opposizione a “occupare e strumentalizzare” la Commissione, sfruttando la regola della maggioranza qualificata per impedire l’elezione del presidente e mantenere un potere di veto. Una situazione definita “anomala”, tanto più se si considera — sottolineano — che per altre cariche istituzionali, incluso il Presidente della Repubblica, dopo diversi scrutini è sufficiente la maggioranza semplice.

Lo scontro si trasforma così in un duello narrativo: da un lato la denuncia di un boicottaggio sistematico da parte della maggioranza, dall’altro l’accusa di un uso “cinico” delle regole da parte dell’opposizione. In mezzo, una Commissione che avrebbe dovuto garantire il pluralismo e la trasparenza del servizio pubblico e che oggi appare svuotata di funzione e credibilità.

Il risultato è una crisi che travalica i confini della Vigilanza Rai e investe direttamente il rapporto tra politica e servizio pubblico, in una fase già delicata a ridosso della fine della legislatura. Con un anno alle elezioni, il vuoto istituzionale rischia di tradursi in un ulteriore indebolimento degli strumenti di controllo democratico su uno dei gangli più sensibili del sistema mediatico nazionale.

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