Sale a 41 il numero delle vittime della strage di Crans-Montana. Dopo quattro settimane di lotta tra la vita e la morte, si è spento in un ospedale di Zurigo un ragazzo svizzero di 18 anni, rimasto gravemente ustionato nell’incendio che la notte di Capodanno ha trasformato il discobar Le Constellation in una trappola mortale. A darne notizia è stata la procura elvetica, citata dall’agenzia Ats.
Il giovane è l’ultima vittima di un rogo che, all’1.26 del primo gennaio, ha devastato uno dei locali più frequentati della località sciistica vallesana. I feriti restano 115, molti dei quali ancora ricoverati in condizioni critiche, con prognosi riservata e danni permanenti.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’incendio sarebbe partito da alcune scintille sprigionate dai bengala applicati — come da consuetudine — sul collo delle bottiglie di alcolici. Le fiamme hanno immediatamente attecchito sul soffitto rivestito di schiuma fonoassorbente non ignifuga, propagandosi in pochi istanti. All’interno del locale si trovavano centinaia di persone, probabilmente il doppio della capienza massima consentita dai documenti comunali. Per molti non c’è stato il tempo di fuggire.
Tra i morti si contano sei giovani italiani, un dato che ha acceso l’attenzione anche delle autorità del nostro Paese. Proprio in queste ore è stato confermato che investigatori italiani affiancheranno la magistratura svizzera, rafforzando la cooperazione giudiziaria internazionale.
Sul fronte giudiziario, l’inchiesta si va allargando. Quattro le persone indagate al momento. I titolari del locale, Jessica Moric e Jacques Moretti, rispondono a vario titolo di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni gravissime. Ma sotto la lente della procura sono finiti anche i controlli — o la loro assenza. Nel registro degli indagati sono entrati Ken Jacquemoud, ex responsabile del servizio di sicurezza pubblica del Comune di Crans, e Christophe Balet, attuale titolare dell’incarico.
Secondo gli inquirenti, infatti, dal 2020 al 2025 il locale non sarebbe mai stato sottoposto a ispezioni, nonostante la tipologia di attività e l’elevato afflusso di pubblico. Un vuoto nei controlli che ora pesa come un macigno e che alimenta interrogativi su responsabilità istituzionali e falle nel sistema di prevenzione.
A un mese dalla tragedia, Crans-Montana resta sospesa tra il lutto e la rabbia. Le luci della stazione sciistica si sono riaccese, ma le cicatrici di quella notte continuano a bruciare, insieme alla domanda che accompagna ogni grande strage: si poteva evitare?
Se vuoi, posso anche rafforzare ulteriormente il taglio investigativo, oppure adattarlo allo stile di una testata specifica (più cronaca secca, più analisi politica-istituzionale o più impatto narrativo).
