Matteo Salvini promette sgomberi immediati e senza eccezioni, ma nei fatti – accusa il Movimento 5 Stelle – la linea della fermezza si ferma davanti a CasaPound. È l’affondo della deputata Chiara Appendino, che in una nota mette nel mirino quella che definisce una contraddizione evidente dell’azione del Viminale.
«Salvini annuncia sgomberi per tutte le occupazioni abusive – osserva Appendino – ma governa da tre anni e l’occupazione di CasaPound è ancora lì». Non solo: secondo l’esponente pentastellata, la destra non si limita a evitare interventi, ma arriva addirittura a «spalancare le porte del Parlamento» al movimento neofascista, legittimandone di fatto la presenza nello spazio pubblico e istituzionale.
Il punto politico, per Appendino, è tutto nella coerenza tra parole e atti. «Se l’occupazione abusiva è un reato, punto – come ripete Salvini – allora spieghi perché il ministero dell’Interno non ha già disposto lo sgombero di CasaPound», incalza la deputata. Una domanda che chiama direttamente in causa la responsabilità del Viminale e la selettività degli interventi annunciati.
Da qui l’accusa più dura: «La verità è semplice: questa destra usa gli sgomberi come una clava contro chi le fa più comodo, mentre è vergognosamente connivente con i propri amici». Una critica che mette al centro il principio di uguaglianza davanti alla legge, evocato come discrimine non negoziabile.
La conclusione è netta e senza appello: «O la legge è uguale per tutti, oppure Salvini abbia il coraggio di dire apertamente che con i fascisti si chiude un occhio». Un attacco frontale che riporta al centro del dibattito politico il tema della sicurezza, ma anche quello – altrettanto cruciale – della coerenza istituzionale.
