23 Giugno 2026, martedì
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Le bambine ritrovate e gli arresti: in carcere incredulità e tensione. I due indagati sorvegliati a vista

Dopo il ritrovamento delle sorelline scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, emergono nuovi dettagli sulla posizione dei familiari arrestati. Il tutore legale: «Ora priorità alla loro protezione. Da ricostruire il rapporto con il padre»

Sono rinchiusi in celle separate, sottoposti a un regime di particolare osservazione e monitorati costantemente dagli operatori penitenziari. È il primo impatto con il carcere per Vincenzo Esposito, 46 anni, e Marco D’Acunto, 62 anni, rispettivamente compagno e padre di Valentina D’Acunto, la donna arrestata nell’ambito dell’inchiesta che ha riportato al centro dell’attenzione nazionale la vicenda delle due sorelline allontanate da una casa famiglia dell’Aquilano e ritrovate dopo giorni di angoscia.

I due uomini si trovano nel penitenziario di Sulmona, mentre Valentina D’Acunto è detenuta nel carcere di Teramo. Per tutti l’accusa formulata dalla Procura è pesante: sequestro di persona aggravato in concorso. Secondo gli inquirenti, il trasferimento e l’occultamento delle minori non sarebbero stati il frutto di un’iniziativa estemporanea, ma l’esito di un’azione organizzata alla quale avrebbero preso parte più persone.

Dall’interno dell’istituto di pena arrivano le prime indicazioni sullo stato d’animo dei due arrestati. Fonti dell’ambiente penitenziario descrivono Esposito e D’Acunto come uomini profondamente scossi dagli sviluppi della vicenda e dalle conseguenze giudiziarie che ne sono derivate. Un atteggiamento che, spiegano le stesse fonti, rientrerebbe nel quadro tipico di chi si trova per la prima volta a fare i conti con la detenzione.

A colpire sarebbe soprattutto il senso di incredulità che accompagna le loro prime giornate in carcere. I due indagati, secondo quanto riferito, faticherebbero a comprendere la gravità delle contestazioni mosse dalla magistratura e le ragioni che hanno portato all’emissione delle misure cautelari. Proprio questa condizione psicologica ha indotto l’amministrazione penitenziaria ad adottare una vigilanza rafforzata, con controlli costanti finalizzati a prevenire eventuali gesti autolesivi o situazioni di particolare fragilità emotiva.

Il ritrovamento dopo due settimane di ricerche

La svolta è arrivata domenica sera a Formia, dove le due bambine sono state rintracciate all’interno dell’abitazione di una parente. Le minori sono state trovate in buone condizioni di salute, ponendo fine a quasi due settimane di apprensione che avevano mobilitato forze dell’ordine, magistratura e servizi sociali.

La donna che ospitava le sorelle è stata iscritta nel registro degli indagati, ma al momento resta a piede libero. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire nel dettaglio la rete di contatti, gli spostamenti e le responsabilità di ciascuno dei soggetti coinvolti, nel tentativo di chiarire come sia stato possibile sottrarre le bambine ai controlli e mantenerle lontane dalla struttura che le accoglieva.

L’inchiesta si inserisce in una vicenda familiare complessa, già segnata da provvedimenti dell’autorità giudiziaria e da un delicato contenzioso sull’affidamento delle minori. Un contesto che rende ancora più delicato il lavoro degli inquirenti e dei servizi incaricati di seguire il futuro delle due sorelle.

La tutela delle minori e il possibile riavvicinamento al padre

Nel frattempo le bambine sono state trasferite in una struttura protetta, dove stanno ricevendo assistenza e supporto. A seguire direttamente la loro situazione è il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, nominato tutore legale delle due minori.

«In questo momento si trovano in una casa famiglia, in un ambiente protetto», spiega Stefanelli. «Stiamo valutando tutte le iniziative necessarie per tutelare i loro interessi, in attesa di comprendere gli sviluppi dell’inchiesta e del procedimento giudiziario. Le incontrerò nelle prossime ore: abbiamo ritenuto opportuno concedere loro un po’ di tempo dopo quanto accaduto».

Sul fronte dei rapporti familiari resta aperto il capitolo del padre. «Non sono ancora in grado di indicare delle tempistiche», osserva il tutore. «L’obiettivo indicato dalla sentenza del 28 maggio è quello di favorire il recupero del rapporto tra le bambine e il genitore. Sarà necessario valutare anche come evolverà la posizione della madre. In ogni caso verranno attivati percorsi di sostegno e accompagnamento, così come previsto dal provvedimento che aveva restituito la responsabilità genitoriale».

Mentre l’inchiesta prosegue e la magistratura cerca di definire ruoli e responsabilità, il punto fermo resta la protezione delle due sorelle. Dopo giorni di paura e incertezza, il percorso più delicato comincia adesso: quello della ricostruzione di una normalità capace di mettere al centro il loro equilibrio e il loro futuro.

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