24 Giugno 2026, mercoledì
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Opposizioni all’attacco: Appendino e Schlein sfidano Meloni tra sicurezza, sociale e politica estera

Dal “fenomeno Vannacci” alle tensioni internazionali con Trump, le leader di M5S e PD incalzano il governo: “Servono risposte concrete, non slogan”

Il generale Roberto Vannacci come sintomo di un vuoto politico, più che causa di un nuovo consenso. È questa la chiave di lettura offerta da Chiara Appendino, che individua nella crescita del controverso personaggio una diretta conseguenza delle promesse disattese dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Intervistata a Radio Popolare, la deputata del Movimento 5 Stelle traccia un’analisi che intreccia percezione sociale e strategia politica. “Vannacci occupa uno spazio lasciato libero dalla politica”, osserva, sottolineando come il consenso intorno alla sua figura si alimenti delle aspettative frustrate su temi sensibili come sicurezza e immigrazione. “Quando si promettono città più sicure e i cittadini si sentono più esposti, oppure quando si annuncia il blocco navale e i flussi migratori non si arrestano, si crea terreno fertile per chi offre risposte semplici”, afferma.

Ma è soprattutto sul piano sociale che Appendino invita a una riflessione più profonda. Secondo l’esponente pentastellata, Vannacci riesce a intercettare un elettorato marginalizzato, fatto di cittadini che si percepiscono esclusi e spesso rinunciano al voto. Una fascia a cui, tuttavia, vengono offerte – a suo dire – “non soluzioni, ma capri espiatori”. Da qui la necessità, per le forze progressiste, di cambiare approccio: “Va combattuto con la buona politica”, insiste, indicando una serie di priorità concrete: più edilizia popolare, riduzione delle liste d’attesa nella sanità, incentivi fiscali per i giovani fino ai 35 anni e sostegno al reddito per i lavoratori in difficoltà. “Servono risposte radicali e progressiste per tornare a parlare agli esclusi”, conclude.

Sul fronte del Partito Democratico, la segretaria Elly Schlein sposta invece il baricentro dello scontro sul piano internazionale, chiamando in causa direttamente Donald Trump. Intervenendo a Roma all’evento “L’Europa che vogliamo”, organizzato dalla delegazione dem al Parlamento europeo, Schlein ha definito “inaccettabili” gli attacchi provenienti dall’ex presidente americano, chiedendo al governo italiano una linea più netta e coerente.

“Abbiamo condannato duramente quelle parole, ma ora chiediamo all’esecutivo di passare dai tweet ai fatti”, ha dichiarato, sollecitando un cambio di passo che si traduca in scelte politiche tangibili. Tra queste, una in particolare: l’uscita dell’Italia dal Board of Peace, organismo che – secondo la leader dem – “non sta lavorando per la pace e nel quale il nostro Paese non avrebbe mai dovuto entrare”.

Due piani distinti, quello sociale interno e quello della politica estera, ma un filo comune evidente: l’attacco a un governo accusato di restare ancorato alla dimensione comunicativa, senza tradurre gli annunci in risultati concreti. E, soprattutto, la sfida delle opposizioni a riconquistare un elettorato disilluso, contendendolo proprio a quelle figure che, come Vannacci, prosperano nelle crepe lasciate aperte dalla politica tradizionale.

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