13 Febbraio 2026, venerdì
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Milano-Cortina 2026, la piazza dei fischietti contro l’Ice: “Agenti no grazie”

Protesta simbolica in piazza XXV Aprile contro la presenza degli agenti statunitensi alle Olimpiadi invernali: fischietti, musica e slogan dal fronte del centrosinistra

Una piazza che fischia, letteralmente, per farsi sentire. A Milano, in piazza XXV Aprile, diverse centinaia di persone si sono date appuntamento per contestare la presenza dell’Ice, l’agenzia federale statunitense per l’immigrazione, nell’ambito delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Un presidio dal forte valore simbolico, ispirato alle forme di protesta nate negli Stati Uniti, in particolare a Minneapolis, dove i cittadini utilizzano i fischietti per segnalare l’arrivo degli agenti.

Il colpo d’occhio è eloquente: fischietti al collo o in mano, bandiere e cartelli, slogan scanditi a più voci. La manifestazione ha raccolto un fronte ampio e variegato del centrosinistra e dell’associazionismo cittadino. In piazza si sono visti vessilli del Partito democratico, del Movimento 5 Stelle, dei Giovani democratici, dei Sentinelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, del Patto Civico, insieme a rappresentanti della Cgil e di realtà storiche come Anpi e Arci. Presenti anche esponenti di altre forze dell’area progressista, tra cui Azione.

Gli striscioni sintetizzano il messaggio della protesta: “Ice out”, “Agenti Ice no grazie”, ma anche prese di posizione più ampie contro l’ex presidente Donald Trump e il movimento Maga, considerati dai manifestanti simboli di una politica securitaria e repressiva in tema di immigrazione. Un dissenso che si esprime non solo con le parole, ma anche con la musica: dalle casse risuona “Streets of Minneapolis”, l’ultimo brano di Bruce Springsteen, in cui il rocker americano critica apertamente l’operato dell’Ice, diventato colonna sonora ideale del presidio.

Il clima resta pacifico ma determinato. Tra un fischio e l’altro, dalla piazza si levano anche cori che allargano l’orizzonte della protesta, come il ricorrente “Palestina libera”, a testimonianza di una mobilitazione che intreccia il tema olimpico con istanze politiche e civili più generali.

Nel percorso verso Milano-Cortina 2026, la manifestazione segna così un primo, visibile segnale di contestazione. Una piazza che chiede che l’evento olimpico resti, nelle intenzioni dei partecipanti, un simbolo di apertura e inclusione, e non venga associato a pratiche e apparati percepiti come lontani da quei valori.

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