23 Giugno 2026, martedì
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Caso Regeni, la Procura chiude sulla “pista inglese”: «Nessun legame con intelligence, non era una spia»

Nella requisitoria al processo, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco smonta definitivamente ogni ipotesi di coinvolgimento britannico: «Verifiche complete, nessun elemento utile. Tutto chiarito sull’attività accademica di Regeni»

Una conclusione netta, senza margini di ambiguità. La cosiddetta “pista inglese” nel caso di Giulio Regeni viene definitivamente archiviata dalla Procura di Roma, che nella sua requisitoria al processo sulla morte del ricercatore friulano esclude ogni possibile collegamento con ambienti dell’intelligence britannica.

A scandire con fermezza questo passaggio è il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, che davanti alla Corte ha ricostruito in modo analitico tutte le verifiche condotte negli anni dagli inquirenti. «Tutti gli elementi raccolti sono stati approfonditi, verificati e sviscerati in ogni possibile direzione», ha affermato, sottolineando come da quel filone investigativo «non sia emerso alcun elemento utile» per comprendere le responsabilità del sequestro, delle torture e dell’omicidio del giovane ricercatore.

Una presa di posizione che punta a sgomberare definitivamente il campo da sospetti e teorie che, nel tempo, hanno alimentato dubbi e ricostruzioni alternative. «Oggi deve dirsi con assoluta chiarezza», ha ribadito il magistrato, «che Giulio Regeni non era una spia».

Nel dettaglio, la Procura ha passato al vaglio ogni aspetto della permanenza e dell’attività di Regeni nel Regno Unito, giungendo a una ricostruzione ritenuta ormai definitiva. Dall’analisi dei rapporti accademici con la docente Maha Abdelrahman — figura centrale nel percorso di ricerca del giovane — fino alle presunte connessioni di quest’ultima con la Fratellanza Musulmana o con apparati di intelligence britannici, ogni elemento è stato sottoposto a verifica.

Il risultato, secondo l’accusa, è inequivocabile: tali relazioni restano «sul piano della mera illazione», prive di riscontri concreti. Ancora più netto il passaggio relativo a Regeni: «Non esiste alcun elemento — nemmeno indiziario — che possa far ipotizzare un suo rapporto con i servizi di intelligence del Regno Unito».

Un chiarimento che, nelle intenzioni della Procura, contribuisce a riportare il focus del processo sulle responsabilità già individuate dagli inquirenti, sgombrando il campo da piste ritenute fuorvianti. La morte di Giulio Regeni, avvenuta al Cairo nel 2016, resta così ancorata a un contesto investigativo che, secondo l’accusa, non lascia spazio a interferenze o regie esterne riconducibili al mondo dell’intelligence occidentale.

Una linea, quella tracciata dalla requisitoria, che mira a consolidare un punto fermo nella lunga e complessa ricerca della verità su uno dei casi più dolorosi e controversi degli ultimi anni.

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