Dopo settimane di corsa quasi ininterrotta, l’oro rallenta bruscamente e torna sotto pressione. Il metallo giallo cede circa il 4%, segnando una battuta d’arresto che alimenta interrogativi tra gli investitori: semplice presa di profitto o segnale di un cambio di rotta? Per ora, più che di un’inversione di tendenza, i mercati parlano di una pausa fisiologica dopo un rally poderoso. Su base annua, l’oro resta infatti in rialzo di circa il 20%, mentre l’argento continua a stupire con un balzo del 53%.
Il contesto resta dominato dall’attesa per una decisione chiave negli Stati Uniti: la nomina del successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. Un passaggio cruciale per gli equilibri monetari globali, che condiziona il sentiment degli investitori su azioni, valute e materie prime.
Europa in verde, Milano guida i rialzi
Le Borse europee aprono la seduta in territorio positivo. A Piazza Affari il Ftse Mib avanza dello 0,52%, sostenuto soprattutto dal comparto bancario, mentre Francoforte segna +0,41%, Madrid +0,67% e Parigi +0,09%. Più cauta Londra, che viaggia leggermente sotto la parità (-0,16%).
In Asia, la Borsa di Tokyo chiude pressoché invariata: il Nikkei archivia la seduta a -0,1%, terzo giorno consecutivo di sostanziale immobilità. Anche qui pesa l’attesa per la Fed, insieme alle elezioni parlamentari giapponesi in programma l’8 febbraio, altro elemento di incertezza per i mercati.
Fed, Trump pronto all’annuncio
Negli Stati Uniti il presidente Donald Trump ha annunciato che renderà noto in giornata il nome del successore di Powell. Tra i candidati in pole position c’è Kevin Warsh, ex membro del board della banca centrale, considerato un profilo più “falco” rispetto ad altri nomi circolati nelle scorse settimane. Una Fed meno accomodante del previsto avrebbe effetti immediati: rafforzamento del dollaro, pressione sulle materie prime e maggiore selettività sull’azionario.
Ed è proprio quello che si sta osservando: il biglietto verde rimbalza dopo diverse sedute di debolezza, con l’euro che scivola a 1,1926 dollari. Contestualmente, l’oro arretra, interrompendo la sua corsa record.
Wall Street tra tech e conti trimestrali
Oltreoceano, la seduta precedente ha visto un forte scivolone di Microsoft, che ha perso il 12% dopo una trimestrale giudicata deludente dal mercato. L’attenzione ora si sposta su Apple: i conti mostrano ricavi in crescita del 16% nel primo trimestre e una domanda definita record per l’iPhone 17. Non a caso, il titolo ha guadagnato il 3% nelle contrattazioni after-hours.
Resta centrale il tema dell’intelligenza artificiale, con Nvidia, Microsoft e Amazon impegnate in trattative per incrementare gli investimenti in OpenAI, confermando come il comparto tech continui a rappresentare uno dei principali motori – ma anche delle principali fonti di volatilità – dei mercati globali.
Materie prime e obbligazioni: petrolio in calo, spread stabile
Sul fronte energetico, il petrolio arretra: il Wti con consegna a marzo perde oltre l’1,7%, scendendo a 64,28 dollari al barile, mentre il Brent cede l’1,5% e scivola sotto quota 70 dollari. In controtendenza il gas naturale, che sale dello 0,7% a 38,9 euro al megawattora.
L’oro, come detto, arretra del 3,85% a 5.170 dollari l’oncia, riflettendo il rafforzamento del dollaro e le prese di beneficio dopo il rally.
A Piazza Affari si mettono in evidenza StMicroelectronics, in rialzo dell’1,5% nel tentativo di recuperare terreno, e i titoli bancari. Lo spread Btp-Bund apre a 61 punti base, con il rendimento del decennale italiano in risalita al 3,46%.
Il quadro complessivo resta quello di mercati sospesi tra prese di profitto e nuove attese: l’oro rallenta, ma non abdica; le Borse tengono, ma con prudenza. Molto dipenderà dalle prossime mosse della Fed e dal nome che guiderà la banca centrale più potente del mondo.
